Il Santuario della Madonna della Ritornata


È un piccolo santuario, e per raggiungerlo si ascende tra boschi di faggio. E lungo il cammino, specialmente nel mese di maggio dedicato a Maria, i pellegrini si fermano in certi determinati punti; ecco la «Pretuzza Santa» dove la Vergine si sarebbe riposata, lasciando le Sue orme nella pietra: ecco l'altro masso dove si appoggiò...

Usciti dal folto dei faggi, invece di continuare a salire, si comincia a scendere e si attraversa una zona folta di ginepri. Ecco che, dopo aver voltato a sinistra, ci si presenta il santuario, incastonato come un nido di pietra sotto una immensa roccia che fa da conchiglia. Ha davanti un piazzaletto, e, sùbito sotto di esso, inizia la china sassosa e precipite sulla quale, quasi a metà, sorge il paese di Morrea, roccia sulla roccia, le cui case sembrano focacce che si cuociono al sole.

«Medea giunse quivi per insegnare ai nostri popoli l'arte degli incantesimi. Incantesimi esercitati nel Paese di Morra oggi Morrea con alcune erbe, come cantò Fazio degli Uberti nel famoso «Dittamondo»:

E vidi quegli ove parlan le genti,

Che la Sorore visitando andava

terbe cogliendo a far soavi unguenti.

Passai la Morra, che 'l Paese lava

La Verde, e non ci fu la terra ascosa

Dove Medea, morto il figliuolo, stava.

(Corsignani: «Reggia Marsicana»).

Non sembri irriverente e mal collocata questa tetra notazione mitologica di un antico storico mar-sicano: non è bello, invece, che proprio in posti così orridi frequentati dalla scellerata Medea si rifugiasse la Madonna? Non ha Essa, con la Sua sola presenza, tolto ogni traccia di incantamento, e non guarda benevolmente, dal nido di roccia, le case di Morrea?...

Davanti alla porta di ferro, un pozzo che serviva per attingere acqua agli eremiti seppelliti in una tomba comune e violata.

In una lunetta sulla porta, un affresco del 1200 con una bellissima Madonnina, purtroppo assai guasta per gli insulti delle intemperie, e che meriterebbe d'essere cautelata prima che diventi un ricordo.

Il santuario vero e proprio si trova subito a destra. Ha la volta a botte, e, in fondo, il piccolo altare nella cui abside affreschi bizantini, molto danneggiati dai secoli e dall'umidità, ci mostrano Gesù

Cristo con ai lati gli Apostoli. La figura di Cristo è maestosa, e presenta le caratteristiche ieratiche proprie di questo genere d'arte. La destra si leva a benedire, e la sinistra è appoggiata sopra un messale dove si leggono parole e segni; le due figure effigiate ai Suoi lati (di minore entità e come in un piano più lontano e con aureole ridotte) mostrano ambedue, quella di destra sul petto e quella di sinistra sull'omero, la lettera P.

Questo romitaggio, secondo la tradizione, rimonta al secolo VIII. Pare che gli affreschi di cui s'è detto furono dipinti sotto Gregorio III, benedettino, il cui pontificato durò dal 731 al 741 regnando Ildebrando. Se così è, gli affreschi nacquero proprio (in questo nascosto e lontano santuario) al tempo degli Iconoclasti, che ebbe per iniziatori Leone Isaurico, Anastasio e Costantino Copronimo. Fu nel 726 che Leone III Isaurico lanciò un editto contro il culto delle immagini, e nel 728, andando più in là, le volle distrutte. La resistenza agli Iconoclasti fu capeggiata in Italia da Papa Gregorio II, benedettino.

Si può dunque pensare che non a caso questi affreschi furono dipinti così lontano da ogni via maestra. Il santuario non si scorge che dal fondo della Valle Roveto, e per vederlo bisogna sapere che esso esiste e dove, perché nessuno mai supporrebbe che a quell'altezza ed in quella posizione possa esserci una costruzione. Del resto, anche scoperto a caso, si pensa alla casetta di un pastore incastonata nella roccia. L'immagine della Vergine (rozza e scura tavola in stile bizantino, ch'è forse copia dell'originale della stessa epoca) fu trovata nel romitaggio nel 1421.

Vuole la leggenda che, portata in paese e deposta nella chiesa, per due volte scomparve e fu rinvenuta nel romitaggio. Allora il parroco dell'epoca indisse penitenze e preghiere che valsero ad ottenere dal Signore che la tavola raffigurante la Vergine rimanesse nella chiesa di Civita. Di qui la denominazione «Ritornata»: ritornata, cioè, dalla montagna alla chiesa.

A prescindere dagli elementi della leggenda, questo nome dato alla Madonna ha contribuito, a moltiplicare pellegrinaggi e voti perché Essa, la Madre di tutti, favorisce il ritorno delle persone care strappate dai focolari tranquilli e dalla miseria ai tempi delle emigrazioni intensive, e altresì dalle guerre e

dai rivolgimenti.

Il popolo ama assai la sua Madonna, e nelle domeniche di maggio ascende cantando la montagna odorosa, per ascoltare la messa nel piccolo santuario. In settembre, poi, nella ricorrenza del Nome di Maria, c'è festa grande. Al mattino l'Immagine è portata sulla montagna, e ne scende al crepuscolo.

Allora, sulla ripida strada che viene dalla montagna e la taglia, cento e cento lumi scendono lentamente verso il paese; e dal paese altri lumi salgono. Intanto i bengala si avventano rapidi nel cielo tenero di settembre, e disegnano fiori multicolori. Le due processioni s'incontrano, si fondono in una sola; ed ecco che tra lo scoppio dei fuochi ed il fumo delle cento e cento torce che danno alla scena una colorazione rossiccia, la Madonna torna, alta sulle teste di tutti, misteriosa e scura.

E il canto che s'era inteso da lontano, portato ora sì e ora no dal vento, il canto a gola spiegata, e quasi barbaro, ma pieno di una grande fede, rintrona sotto i platani:

 

«Evviva Maria!
Maria evviva!».

 

Dal vicino sepolcro, anche Varia Montana, morta a 22 anni ai tempi dell'Impero di Roma e degli Dei, viene a vedere la Madre di tutti che essa non conobbe. E migliaia e migliaia di Civitani, usciti dalle loro tombe e dagli ossari, tornati dai campi di battaglia e di prigionia, emersi dal mare; e mille altri ancora venuti sugli oceani dalle lontane piaghe delle Americhe, tutti sono qui, invisibili ma presenti.

Nel grande silenzio della benedizione che ognuno atterra in ginocchio, s'odono intorno sospiri e gemiti che non sono di questa terra, e tuttavia non fanno paura...

La Madonna è tornata: tutti sono tornati.    Ritorna all'indice  ( Eremi )