Morino Vecchio


Alcuni documenti ecclesiastici documentano che il territorio di Morino fu donato nel 1089 dal notabile Ratterio di Civitas Antena al monastero di Montecassino. La chiesa scomparsa di "San Pietro in Morini", le cui tracce sono situate in località Brecciose, fu donata allo stesso monastero nello stesso secolo da Rainaldo di Obberto da Antena, esponente dei conti dei Marsi. Tale chiesa viene citata più volte in altri documenti medievali risalenti al XII e XIII secolo.

Il borgo vecchio venne edificato tra l'XI e il XII secolo durante la fase dell'incastellamento sui resti di un ocres marso che in epoca romana risultò amministrato dal vicino municipio di Antinum.

Nel catalogo dei Baroni del 1173 "Morinum" risulta essere uno dei feudi di Ruggero, conte di Albe, mentre in attestazioni ecclesiastiche del Basso Medioevo appare la Villa di Morino tra i possedimenti della certosa di Trisulti, la località utilizzata come un granaio in seguito ha assunto il toponimo di Grancia.

Nel corso del XVI secolo venne inaugurata la chiesa sepolcrale di San Rocco e ampliata quella di Santa Maria Bambina. In seguito le famiglie notabili del paese, i Ferrante e i Facchini, favorirono lo sviluppo socio-economico attraverso la realizzazione della ferriera borbonica e di altre attività produttive che a cominciare dalla seconda metà dell'Ottocento furono ampliate grazie alla graduale realizzazione della strada Avezzano-Sora e successivamente all'apertura della ferrovia Avezzano-Roccasecca.

In seguito all'abolizione del feudalesimo Morino fu dapprima inserito nel governo di Civitella Roveto e successivamente fu riunito, insieme ad altri centri limitrofi, al comune di Civita d'Antino. Dal 1831 venne costituita l'amministrazione comunale con l'aggregazione di Rendinara.

Il borgo di Morino Vecchio sorgeva su un colle in posizione elevata rispetto alla valle Roveto; il terremoto della Marsica del 1915 causò la morte di 113 persone devastando completamente il vecchio paese che fu abbandonato dai superstiti per essere ricostruito più a valle. Del vecchio borgo restano i ruderi delle tre porte di accesso, delle case, dei palazzi e delle due chiese.     Ritorna all'indice  ( Home Page )