Sorgenti, Acquedotti, Centrali
Numerose sono le sorgenti in Valle Roveto: più numerose però nel versante occidentale che in quello orientale. Veramente non difettano neppure le sorgenti alla sinistra del Liri, ma esse non hanno quasi mai una notevole abbondanza di acqua. Qualche studioso ha spiegato il fenomeno così: nel versante orientale, essendo la zona formata in gran parte di arenarie compatte, alternate con argilla, la costituzione geologica del terreno impermeabile non permette le infiltrazioni delle acque; le acque pertanto non avendo sfogo nel versante orientale di Valle Roveto, lo trovano più a sud, sempre alla falde della stessa catena di montagne, alle sorgenti abbondantissime del Lago di Postafibreno (Frosinone), che formano subito un fiume, il Fibreno, affluente del Lire.
Delle sorgenti di Valle Roveto alcune si seccano nei mesi estivi, a causa delle scarse precipitazioni e della temperatura dell’aria: due fattori questi di primaria importanza per la circolazione sotterranea delle acque. Data la natura del terreno di Valle Roveto, e parlo qui di tutti e due i versanti, le sorgenti sono più numerose nelle coste, nei colli, nei monti ove il terreno è calcareo e di conseguenza molto permeabile. Diventano più rare nel fondo della valle, ove il terreno è argilloso e affatto permeabile. Abbiamo delle sorgenti ad oltre m. 1000 sul livello del mare, ma esistono sorgenti anche poco più di 300 metri sul mare, come nel territorio di Balsorano. Do qui Comune per Comune un elenco delle principali sorgenti di Valle Roveto; non pretendo di averle tutte ricordate.
Canistro: Peschiera, Garofano, Selva, Frattaturo, La Sponga, Il Codardo;
Civitella Roveto: Fonte d’Armido, Cappillacqua, Peschito, Curio, Sorgente di Monte Viglio, Ortattero, Porcareccia, Sardaro, Fonte Pallocco nel versante occidentale; Fonte Casale, La Cisterna, Fonte Fallarina, Fonte S. Maria, Le Fosse, La Pisciarara, a sinistra del Liri;
Morino: Fonte Ramiccia, Fonte della Volpe, di Colle Caruso, D’Agostino, le sorgenti Pagliarelli, Cerasolo, della Lamata, di Acqua Nera, della Cerasa, Lo Schioppo, Pantaneccia, S. Leonardo, Bisonno, Pietre Strette, Rio Sondolo, tutte naturalmente alla destra del fiume;
Civita d’Antino: Le sorgenti di Ciocca dei Frati, di Colle Bianco, di Colle Cepparo, della Porcareccia, di S. Francesco, di Casamara, di Peschiera, di Scacarone, di Condotto, di Macinisco, di Vagno, di Ferrante, di Cecamosca, di Colacicco, tutte nel versante orientale;
San Vincenzo Valleroveto: a destra del Liri, le sorgenti di Fluenti, di Molavecchia, di Rio e di Petra; a sinistra del fiume, I Tassi, Fonte Orto Vecchio, Ricciarda, Fontanella di Rocco Crescenzo, La Fonte Ranna, le sorgenti della Canala, della Fontanella, la Fonte Chiusa della Corte, Fonte Perna, Fonte Pisciarello, Fontanile S. Elia (circa m 1500);
Balsorano: Le Fonti, Fontana Santoro, Fontana Prata, le sorgenti della Stazione Ferroviaria, di Palazzo Urbani, di Fonte Breccioso, Le Grotte, la Fonte di S. Maria, Le Fonticelle, il Fontanile, le Fonti Ruscio, Per ruzza, Sottile e La Sorgente. Fra poco il problema dell’acqua potabile per tutti i paesi di Valle Roveto sarà risolto con gli acquedotti già costruiti negli ultimi tempi e con quello di Pantaneccia. Gli acquedotti soddisferanno non solo le esigenze di oggi, ma avranno pensato anche ai bisogni delle generazioni che verranno, a patto però che esse superino la grave crisi demografica che tormenta da alcuni decenni indistintamente tutti i Comuni della valle. Accennerò ora agli acquedotti già esistenti o eseguiti negli ultimi anni. Balsorano. Il capoluogo si serviva fino a poco tempo fa dell’acqua che scendeva da una sorgente di Case Urbani; l’acquedotto era stato costruito negli anni 1923-1924. Porta oggi l’acqua a Balsorano l’acquedotto Rio terminato dalla Cassa per il Mezzogiorno nel 1960. Partendo dalla sorgente Rio, nei pressi di Roccavecchia (territorio di Roccavivi), a quota 655 sul livello del mare, con una portata di litri 7,50 al secondo, l’acquedotto serve Balsorano capoluogo, come ho già detto, S. Vincenzo Valleroveto Nuovo e Roccavivi. La lunghezza complessiva dell’acquedotto Rio, compreso le condotto di avvicinamento, risulta di circa Km. 7+200. Balsorano Vecchio e Ridotti invece avranno in quest’anno l’acqua dell’acquedotto Pantaneccia. L’acqua dell’antica fontana monumentale di Balsorano Vecchio, dono del conte Lefebvre e che ha oltre un secolo, proviene dalla sorgente << Le Fonticelle >>, non molto lontano dall’abitato. Infine l’acqua di Castagneto, lontano poco più di un chilometro da Balsorano Vecchio, dopo avere alimentato una fontana del vecchio paese, fornisce l’acqua al Castello. L’acquedotto fu fatto costruire dai Signori Fiastri. 
Canistro. Presa delle acque del Liri per la Centrale di Morino.
Canistro. Il capoluogo e Canistro Alto si servono dell’antico acquedotto della sorgente Peschiera, inaugurato nel 1888; esso però è stato integrato con altre due condutture, che prendono l’acqua dalla stessa sorgente del 1888 e costruite nel 1957 dalla Cassa per il Mezzogiorno.
Civita d’Antino. Il capoluogo possiede due acquedotti. Il primo, Fonte Flora, rimonta al 1903 ed arriva al piazzale, chiamato: La Fonte, con abbeveratoio e lavatoio coperto. Si alimenta della sorgente Condotto, poco distante dal paese. Ebbe rinnovata la tubatura nel 1955 con la sostituzione di tubi mannismann a quelli di ghisa. Il secondo acquedotto, quello di S. Francesco, fu costruito nel 1932. Poi, nel 1953, furono sostituiti i vecchi tubi corrosi con tubi di acciaio mannismann e furono costruiti i serbatoi di compensazione sotto la Pineta. Quest’ultimo lavoro è opera della Cassa per il Mezzogiorno. L’acquedotto nella frazione di Pero dei Santi, alimentato dalla sorgente Casamara, fu costruito nel 1921. La sua tubatura, dalla sorgente all’abitato, fu rinnovata nel 1945 e fu prolungata nel 1948 in tubi di eternit fino alla stazione ferroviaria di Civita d’Antino-Morino. Pero dei Santi ha ora l’acqua della sorgente Pantaneccia, il grande acquedotto della Cassa per il Mezzogiorno.
Civitella Roveto. L’antico acquedotto, alimentato dalla sorgente di Fonte d’Armido, fu integrato nel 1925 con l’acqua della sorgente di Capillacqua e nel 1956 con l’acqua proveniente dalla sorgente Frattaturo, in territorio di Canistro. Le due condutture si uniscono in contrada Peschiera (territorio di Civitella Roveto). L’acquedotto, che viene da Canistro, è lungo Km. 4,300. A Meta, frazione di Civitella Roveto, esisteva ed esiste tuttora l’acquedotto che parte dalla sorgente Curio. Ora è stato costruito dalla Cassa per il Mezzogiorno un nuovo acquedotto. Iniziato nel luglio del 1958, fu ultimato nel 1959. L’acqua viene sempre presa dall’antica sorgente Curio, a m. 1100 sul livello del mare, ed ha la portata di l. 1,20 al secondo. L’acquedotto è lungo circa m. 1300.
Morino. Il capoluogo e la frazione Grancia sono già serviti dall’acquedotto della sorgente Pantaneccia, località non lontana dallo Schioppo; l’acqua arriva anche alla stazione ferroviaria di Civita d’Antino-Morino. Questo grande acquedotto della sorgente Pantaneccia, che ha la presa nelle vicinanze dell’antico acquedotto, ed ha rifornito finora di acqua il Comune di Morino, scende in direzione di Castronovo. Prima però che la conduttura, tutta in tubi di acciaio, abbia raggiunto quest’ultima località, parte dall’acquedotto una derivazione, che dà il dono di quest’acqua fresca alle Brecciose e poi a Grancia e al capoluogo Morino. L’acqua infine per tale derivazione arriva a Pero dei Santi. La sorgente Pantaneccia si trova a m. 807 sul livello del mare. L’acquedotto, che fu iniziato nell’aprile del 1961 ed ultimato fino a Morrea il 30 ottobre del 1962, ha una portata d’acqua di litri 12 al secondo. La conduttura dei suoi tubi di acciaio passa alla profondità di circa m. 1,50. Dopo aver portato l’acqua a Castronovo, l’acquedotto la porta a S. Restituta (Rosce) e a Morrea, dove, a poca distanza dal paese, è posto un serbatoio partitore. Dalla sorgente a Morrea la lunghezza dell’acquedotto, comprese le diramazioni, è di Km. 20+500 circa. Il secondo lotto dei lavori, dell’acquedotto iniziato nel 1963, che porterà l’acqua di Pantaneccia da Morrea ai Ridotti di Balsorano, sarà ultimato entro l’anno. La lunghezza del secondo tratto dell’acquedotto sarà di circa Km. 18+320, sempre comprendendo tutte le diramazioni e le condotte di avvicinamento. Il grande acquedotto così nel suo secondo tratto sarà posto a servizio di S. Vincenzo Vecchio, di S. Giovanni Vecchio, di S. Giovanni Nuovo, di Balsorano Vecchio ed, infine, dei Ridotti. Rendinara, frazione di Morino, sfrutta da molti anni con un piccolo acquedotto una sorgente che si trova poco lontano dal paese. Pur rimanendo in servizio la fontana di questo antico acquedotto, è venuta a Rendinara dal 30 maggio del 1960 anche l’acqua di un nuovo acquedotto, costruito dalla Cassa per il Mezzogiorno. L’acquedotto ha inizio ad una quota superiore alla sorgente finora sfruttata. La nuova sorgente, detta di Pietre Strette, si trova a m. 1015 sul livello del mare e l’acquedotto porta l. 1,50 al secondo. I lavori del suddetto acquedotto incominciarono nel luglio del 1958. Dalla sorgente al serbatoio la conduttura percorre circa m. 784 e dal serbatoio al paese altri 254 metri circa. L’adduzione dell’acqua venne eseguita con tubazioni di acciaio saldato.
S. Vincenzo Valleroveto. Il capoluogo si era servito un tempo di un modesto acquedotto, la cui acqua proveniva da una sorgente non troppo lontana dall’abitato, posta nel versante occidentale di Valle Roveto, presso il Colle Cococcia. E’ giunta ora l’acqua dell’acquedotto Rio, descritto sopra. Le frazioni di S. Vincenzo Valleroveto per l’approvvigionamento dell’acqua sono state fino ad oggi infelici. Qualcuna di esse fece uso delle scarse acque di sorgenti locali, situate alla periferia degli abitati. Qualche altra, come Morrea, trovò solo molto lontano dall’abitato questo elemento indispensabile alla vita. E accenno alle centrali elettriche. Il Liri, che percorre tutta Valle Roveto, negli ultimi anni è stato sfruttato in tutta la sua lunghezza. Nel passato servì ad alimentare molti mulini, che sorgevano lungo le sue rive, e ad irrigare le pochissime zone pianeggianti di Valle Roveto. Oggi invece l’acqua del Liri per ben tre volte è incanalata in gallerie artificiali; la prima volta alle sorgenti del fiume presso Cappadocia e con salto a Canistro, la seconda partendo da Canistro e con salto a Morino, la terza con partenza da Morino e con salto a Balsorano. Così l’acqua del Liri viene utilizzata in tre importanti centrali: Canistro, Morino e Balsorano. Alle tre suddette centrali bisogna aggiungerne una quarta, a sinistra del Liri, a poca distanza da Canistro capoluogo, che utilizza l’acqua dell’Emissario del Fucino. 
Salto dell'acqua del Liri e Centrale di Morino.
Oltre a queste quattro centrali, altre due piccole centrali esistono da tempo a Morino, opere dell’Unione Nazionale Esercizi Elettrici (UNES), che utilizzano le acque dello Schioppo. Inoltre, come è detto in altra parte di questa mia pubblicazione, le acque della Sponga hanno alimentato per circa un secolo a Canistro una cartiera. E non ricordo qui altre sorgenti, che azionano dei mulini, come la sorgente di Capillacqua in Civitella Roveto. Tornando alle quattro centrali di Valle Roveto, che utilizzano le acque del Liri o del Fucino, ho ritenuto opportuno dare in questo studio di esse più ampie notizie.
L’impianto della prima Centrale, ma non prima in ordine di tempo per costruzione, è alimentato dall’acqua della sorgente del Liri che scaturisce presso il paese di Cappadocia (L’Aquila). L’acqua è convogliata in una galleria, a destra del letto del fiume, poi in una condotta forzata metallica, e utilizzata infine nella Centrale di Canistro. La galleria ha una lunghezza complessiva di m. 11614,88, compresi i m. 67,73 iniziali di raccordo di canale all’aperto. La condotta forzata è in tubi saldati in lamiera di acciaio, con una lunghezza complessiva di m. 1969,60, di cui m. 1365,80 all’aperto e m. 623,80 in galleria. La portata media è di mc. 1,14 al secondo, la massima di mc. 2,15 al secondo. Il salto nominale è di m. 384,67, quello naturale di m. 392,80. La producibilità annua media può calcolarsi a 39.000.000 di kWh.
I lavori ebbero inizio nel 1957 e terminarono nel 1960. Il secondo impianto idroelettrico, che era entrato in servizio nel 1942, fu gravemente danneggiato durante la guerra del 1940-1945; subito ricostruito, riprese il servizio nel 1949. L’acqua è convogliata a sud di Canistro capoluogo in una galleria, sempre alla destra del Liri, lunga m. 7500, poi in una condotta forzata, in acciaio chiodato, lunga m. 183 e utilizzata nella Centrale di Morino, non molto lontano dalla stazione ferroviaria. La portata media è di mc. 9,5, la massima di mc. 15 al secondo. Il salto utilizzato netto è di m. 93. La produzione annua media si calcola in 55.000.000 di kWh. Il terzo impianto fu costruito dal 1947 al 1949, anno in cui entrò in servizio. L’acqua del Liri, più quella dello Schioppo, entra a Morino in una galleria della lunghezza di m. 12038, poi nella condotta forzata in acciaio chiodato, lunga m. 378, ed è utilizzata dalla Centrale che sorge a sud di Balsorano. Portata media dell’impianto è di mc. 10, la massima di mc. 18 al secondo. Salto netto m. 104, produzione media annua di energia 85.000.000 kWh.
I tre impianti finora descritti sfruttano le acque del Liri, anzi, per essere più precisi, il primo, cioè quello di Canistro utilizza soltanto le acque del Liri, mentre gli altri due le acque del Liri e dell’emissario del Fucino. La quarta Centrale, a sinistra, del Liri, anche essa non molto lontana da Canistro-capoluogo, utilizza l’acqua dell’emissario del Fucino; essa è convogliata prima in galleria e poi in una condotta metallica con un salto di m. 106,09. La portata nominale è di mc. 15 Circa. I lavori di questa galleria, della Galleria Incile, iniziarono nella primavera del 1937. La Centrale fu portata a termine alla fine del 1942. Mancava solo il montaggio della sala quadri.
All’inizio del 1943 i lavori furono sospesi a causa della seconda guerra mondiale. Al principio di giugno del 1944 la Centrale fu completamente distrutta dalle truppe tedesche in ritirata. I lavori di ricostruzione della Centrale e il completamento della galleria con la vasca di carico ebbero inizio nell’agosto del 1946 e furono portati a termine nel febbraio del 1948. La galleria che dall’lncile porta le acque del Fucino alla Centrale è lunga Km. 6,500. La produzione media annua si aggira sugli 80.000.000 di kWh. Infine le due centrali che utilizzano le acque dello Schioppo furono costruite dalla Società Ligure di elettricità e acquistate in seguito dall’Unione Esercizi Elettrici (UNES). La prima risale al 1924, la seconda al 1929.
L’acqua dello Schioppo viene incanalata nelle vicinanze delle sorgenti, forma a poche centinaia di metri una grossa vasca (quasi un laghetto) e poi viene convogliata in una condotta forzata. Dopo un salto di m. 88,28 l’acqua è utilizzata dalla prima Centrale, che sorge sopra la Grancia, frazione di Morino. Immediatamente dopo, la stessa acqua, convogliata in galleria, con un salto di m. 131,20, è utilizzata da una seconda Centrale che sorge a pochi metri dall’abitato di Marino. Le due centrali sviluppano complessivamente circa 15 milioni di kWh. all’anno. La portata media d’acqua sia dell’una che dell’altra galleria è di circa me. 1,3. Tutte le centrali di Valle Roveto, dopo la nazionalizzazione in Italia dell’energia elettrica, sono passate a far parte dell’ENEL (1962).
Testo a cura di Gaetano Squilla (luglio 1966)




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