Fiume Liri
Dopo questi cenni, ritorno al fiume Liri e alla Valle Roveto. A circa 1000 metri sul livello del mare, presso la località di Capistrello, sorge il Liri, che dà subito il suo nome al paese posto dirimpetto alle sue sorgenti, Petrella Liri Scende poi impetuosamente ed inizia il cammino per la stretta Valle della Nerfa. Da Cappadocia a Minturno percorrerà 158 chilometri.
Lo storico fiume, che si la scia a sinistra Pagliara e poi Capistrello e scorre in una gola, a volte angustissima, dopo aver ricevuto, a destra, prima dell’emissario del Fucino, le acque della Valle del Mezzone, giunge al Canale.
Il Canale, così documentato da un millennio, un corridoio fra due pareti di roccce, che lascia il Liri passare dalla Valle della Nerfa alla Valle Roveto, dà il nome al paesello dominante dall’alto della rupe: Pescocanale (m. 691).
La piccola valletta, chiusa fra Capistrello e Pescocanale, attraversata dal Liri e dalla strada ferrata Roccasecca-Avezzano, vista dal ponticello del fiume, è una conca di rara bellezza.
L’orrido e il pittoresco, il rupestre e il verde, le cime lontane dei monti e gli strapiombi delle rocce vicine, lo scroscio delle acque e l’azzurro del cielo, la ferrovia che si nasconde nelle gallerie e poi riappare improvvisa, come le casa che si aggrappano sulle pendice, fanno di questa valletta un luogo straordinario che pochi sanno, perché fino a oggi nessuna strada degna di questo nome la percorre e soltanto la conosce chi scende dal treno alla stazione di Pescocanale o a questo paesello risale dopo essere venuto per un sentiero impossibile da Capistrello.
Il Liri così, dopo la gola di Pescocanale, trova davanti a sé la Valle Roveto, che si apre larga e stupenda da nord a sud, fiancheggiata a destra dalle catene dei Simbruini e degli Ernici e a sinistra da un’altra catena che divite la nostra valle dalla conca del Fucino. Questa catena, partendo da M. Salviano (m. 900), correndo quasi parallela ai Monti Simbruini, da M. Orbetta (m. 1551) giunge ai m. 2003 di M. Cornacchia, ai confini tra Balsorano (L’Aquila) e Pescosolido (Frosinone).
Una visione superba per i suoi panorami e il suo alpestre paesaggio offre la valle Roveto a chi, venendo da Avezzano, dopo il Km. 14 della nazionale 82, lascia l’abitato di Capistrello, e, percorrendo la strada suddetta, scavata sul dorso della montagna, scende da quota 700, per continue curve, verso Civitella Roveto (m. 562), situata presso poco al centro della valle.
Così dalla strda, difesa dalla montagna e da una salda muraglia di pietra, vediamo, come stando su un balcone, Pescocanale, che si arrampica lassù con le sue vispe casette. Giù, nel fondo della Valle Roveto, serpeggia il Liri, mentre al di là del fiume, su un colle, circondato da castagneti, si scorge Canistro Alto (m. 826). Ai suoi piedi è sorta oggi la grossa borgata di Santacroce (m. 554), diventata poi Canistro e capoluogo del Comune.
Non abbiamo pianure in Valle Roveto. Solo nel fondo valle insignificanti zone piane, soggette ad essere inondate, ogni qual volta il fiume è in piena.
Tutta la valle è accidentata. Colline e burroni scendono dalle due catene montuose. Altre colline, particolarmente nella zone occidentale, corrono parallele alle montagne e formano spesso altre piccole valli, anzi a volte delle incantevoli conche.
Su Canistro domina Monte Viperella (m. 1836). Poi, volgendoci a sud, per i confini che separano Valle Roveto dalla provincia di Frosinone, incontriamo il valico della Serra S. Antonio (m. 1601), ove da pochi anni transita la strada carrozzabile che unisce Capistrello a Filettino. La catena si innalza sempre di più e così, nel massiccio dei Cantari, troviamo la vetta più alta, il Monte Viglio (m. 2156).
Alle pendici dei Cantari è Meta (m. 1051), frazione di Civitella Roveto.
Dal Viglio l’altezza discende. Il territorio montuoso della Valle Roveto si distende più largo e forma un arco che tocca Monte Pratiglio (m. 1887), monte Crepacuore (m. 1997), Monte Pozzetello (m. 1915) e Campovano (m. 1992).
A Monte Orata (m. 1913) abbiamo l’estremità dell’arco e il punto più lontano dal centro della Valle Roveto. Da qui l’arco rientra e i confini con la provincia di Frosinone, passando non molto lungi da Monte Rotondo (m. 1801), lambiscono prima Monte Ferrera (m. 1421), salgono a Monte Prato (m. 1806), dominano Colle Cavillo (m. 1014) e il paese di Rendinara (m. 914), riprendono quota a Monte Ginepro (m. 1971) per culminare a metri 2037 col Monte Pizzodeta. Questo, visto da Balsorano, sembra una piramide superba lanciata al cielo.
Da Monte Pizzodeta la catena montuosa precipita giù al Vado della Rocca (m. 1566), poi ripiglia a salire fino a Serra Comune, (m. 1862) proseguendo verso Serra Alta (m. 1710).
Da quest’ultima zona scende una linea giù nella valle, attraversa la ferrovia Roccasecca-Avezzano, il Liri e la strada nazionale al Km. 48, risale per Colle Castagno, si lascia a sinistra Ridotti, frazione di Balsorana e si porta a quota 2003: Monte Cornacchia. Sono segnati da questa linea i confini meridionali della Valle Roveto e della Provincia di Frosinone.
La catena domina ad oriente la Valle Roveto, partendo dai Tre Confini (m. 1998) e andando verso nord, presente le cime di Colle Vallanetta (m. 1970), Monte Breccioso (m. 1982), Colle Pizzuto (m. 1709) e Colle Mattoni (m. 1528), nei cui pressi un nome, il Fontanile di S. Elia, ci richiama a ricordi lontani, ad una memoria sacra, oggi sepolta dal tempo.
Sempre puntando a nord, da Forca Colubrica (m. 1553) passiamo a Colle La Croce, che domina Morrea (m. 760) e al Santuario della Madonna della Ritornata ( circa m. 1200), attraversiamo la zona Laghetto (circa m. 1500), il Colle Stazzo Pavone (m. 1770), il Colle Grotta Ferretti (m. 1742), e dopo Monte Longagna (m. 1777) giungiamo a Monte Romanella (m. 1759), per ridiscendere subito su monte Bello (m. 1573), ove svetta una croce di legno, visibile da Civitella Roveto.
La catena montuosa, che abbiamo or ora descritta, separa la Valle Roveto dal territorio dei Comuni di Villavallelonga, di Collelongo, di Tra sacco e di Luco dei Marsi.
Infine, risalendo ancora a settentrione, di fronte a Canestro si leva Monte Orbetta (m. 1557). Posto quasi all’inizio di Valle Roveto, avrà questo monte, come ho già accennato, dato il nome alla nostra Valle, che attorno all’anno 1000 era conosciuta col nome di Valle di Orbeto?.
Più a settentrione ancora, il Colle La Ciocca (m. 1380). Tirando una linea da questa ultime altura in direzione di Monte Viperella, toccando le pendici di Pescocanale, avremo tracciato i confini settentrionali di Valle Roveto.
Dopo aver dato i confini della Valle Roveto, torno alla sua descrizione generale, riprendendo le mosse da Civitella Roveto.
Continuando da Civitella Roveto per la strada 82 verso mezzogiorno, ci lasciamo a sinistra Pero dei Santi, frazione di Civita d’Antino che abbandonarono il vecchio paese. In alto si scorge, sempre a sinistra, Civita d’Antino (m. 904), l’antica Antino, congiunta alla Nazionale da una comoda strada di circa 9 chilometri. Sono in corso dei lavori in questi mesi per renderla ancora più larga.
Siamo ora arrivati alla stazione ferroviaria di Civita d’Antino-Morino. Oltrepassata la strada ferrata, al di là del Liri, all’inizio di una valle secondaria, senze dubbio la più larga fra le piccole valli di Valle Roveto, è sorto dopo il 1915 il nuovo Morino.
La valle di Morino, che risalendo la corrente del Romito porta per la borgata di Grancia allo Schioppo, è fiancheggiata da un lato dal colle, ove sorgeva prima del terremoto l’antico Morino, e dall’altro dalle colline che si susseguono ininterrottamente fino alle pendici di Rendinara.
Questa conca meravigliosa, che in primavera è tutta un trionfo di verde e di lussureggiante vegetazione, offre allo sguardo lo spettacolo della caduta dello Schioppo. Le acque di esso, accresciute da altre sorgenti, formano il Romito, il fiumicello che corre ai piedi di Grancia per confondersi infine con le acque del Liri, dopo aver attraversato l’abitato del nuovo Morino.
Lassù, sui monti, addossata alla rupe, è fabbricata un’antica chiesetta: la Madonna del Cauto, mentre a sinistra di chi guarda i Sinbruini, proprio alle falde dei monti, è visibile il grosso paese di Rndinara, frazione di Morino.
Dopo la stazione ferroviaria di Civita d’Antino-Morino, dove sono sorte in questi ultimi tempi molte case, sempre procedendo per la Nazionale 82, la Valle Roveto restringe ancora. Al Km. 28 troviamo un punto più strozzato; poi immediatamente la valle si allarga di nuovo.
A destra, sopra una collina, si adagia Castronuovo (m. 525); per Castronuovo, frazione di S. Vincenzo Valleroveto, passa la strada di 10 chilometri che allaccia Rendinara alla Nazionale.
Intanto, dopo avere oltrepassato il bivio per Morrea Superiore al Km. 31 e le numerose case, sorte nella zona di Morrea Inferiore, siamo davanti alla Chiesa di S. Restituta. E’ stata questa chiesa, esistente già nel secolo X, ricostruita dalla fondamenta dopo il bombardamento che, nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, la distrusse.
A Valle scura, Km. 35, il bivio per S. Vincenzo Valleroveto Vecchio (m. 565), l’antico paese, fino al 1915 sede del Comune. S. Vincenzo Vecchio e più oltre S. Giovanni Valleroveto Superiore (m. 519) sono situati, a sinistra del Liri, su deu colline, non molto distanti fra loro.
Al Km. 36 invece, a destra, per una strada di poche centinaia di metri, si giunge, dopo avere attraversato un ponte sul Liri e il sottopassaggio della ferrovia, al nuovo S. Vincenzo Valleroveto (m. 340), sede Comune.
Procedendo ancora per la Nazionale 82, ci rimane a sinistra il gruppo di case di S. Giovanni Valleroveto Nuovo (m. 360) e infine, dopo il bivio, a destra, al Km. 40, per Roccavivi (m. 360), arriviamo a balsorano (m. 337), ultimo Comune di Valle Roveto.
A un chilometro e mezzo da Balsorano, a sinistra, si leva a 400 metri di altezza il Castello di Balsorano, appartenuto dal 1463 ai Piccolomini, passato nel secolo scorso ai Conti Lefebre, più tardi ai Marchesi di Casafuerte e solo da alcuni decenni agli attuali padroni, i signori Fiastri.
In direzione del Castello, molto all’interno dei monti, a 970 metri sul livello del mare, come un nido di aquile, quasi alla cima di un erto e difficile vallone, è scavata la Grotta di S. Angelo.
Seguono, a destra del Liri, il alto, la frazione di Collepiano (m. 470), al Km. 45, e a sinistra, sotto i monti, la frazione di Ridotti (circa m. 670). Collepiano e Ridotti fanno parte del comune di Balsorano. Al Km. 48 la Valle Roveto geografica è terminata.
Testo a cura di Gaetano Squilla (luglio 1966)




Valle Roveto