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Olivicoltura nella Valle Roveto



Questo nostro viaggio nell’olivicoltura abruzzese parte da una realtà poco conosciuta presente all’estremità sud occidentale dell’Abruzzo: la Valle Roveto. In questa piccola valle, dopo il comune di Civitella Valleroveto, e soprattutto nel tratto terminale che va da S.Vincenzo a Balsorano, l’olio rappresenta una delle colture principali alla quale le popolazioni del posto risultano particolarmente ed emotivamente legate. Si tratta di una olivicoltura interessante in quanto assume la duplice funzione di risorsa agraria e nel contempo elemento di equilibrio ambientale. Scendendo verso sud, soprattutto nel versante ad est, più assolato e caldo, l’olivo trova spazio per diffondersi e per esprimere la propria produttività. Accanto alle antiche piantagioni numerosi altri impianti sono stati realizzati di recente, talora anche su piccolissimi fazzoletti di terra, a riprova dell’affettività profonda che la gente manifesta per questa pianta. Si tratta di una olivicoltura tradizionale con forma di allevamento a vaso impalcato alto a branche plurime; le lavorazioni del terreno sono minime mentre la concimazione organica con l’utilizzo di letame è ancora presente. Va anche sottolineato che in questa zona, sia per la lontananza dal mare, sia per il clima caldo asciutto, la presenza della mosca delle olive è praticamente nulla per cui non vengono effettuati trattamenti insetticidi. Poche le varietà, ma certamente quelle più acclimatate sono  il Leccino, il Moraiolo, il Pendolino, il Frantoio e la Monicella. Qeust’ultima è la varietà locale tipica, rintracciabile spesso in esemplari di grande mole, dal fogliame denso e scuro ed assurgente, apprezzata per la produttività e soprattutto per le caratteristiche dell’olio prodotto. Malgrado che la raccolta delle olive, interamente eseguita a mano dall’albero, inizia a novembre inoltrato, l’olio prodotto è discretamente fruttato con spiccate note di amaro e piccante.