Il Castagno
Il castagno fa parte della Famiglia delle Fagaceae il nome botanico è Castanea sativa originaria dell’Asia Minore, è un albero a foglie caduche caratterizzato dalla capacità di emettere ogni anno uno straordinario numero di polloni nuovi. Fiorisce da maggio a giugno, i fiori sono unisessuali, a messi distinti tra loro, ed entrambi sono presenti sullo stesso albero, pertanto è una pianta monoica. I fiori maschili sono riuniti in amenti da 10-20 cm. di lunghezza, mentre i fiori femminili sono costituiti da infiorescenza globose di 3-5 fiori racchiusi e situati alla base degli amenti. L’albero può raggiungere anche 25-30 mt. di altezza, molto ramificato con chioma ampia, il tronco è eretto e massiccio i vecchi esemplari possono raggiungere un diametro di 10 mt. E’ molto longevo può superare i 500 anni di età, il castagno più conosciuto in Italia si trova in Prov. di Catania, sulle pendici dell’Etna, è conosciuto come il “ Castagno dei Cento Cavalli “, secondo la leggenda la Principessa d’Aragona, a causa di un temporale, si riparò sotto il castagno con i suoi cento cavalieri. Altri esemplari di notevole mole si trovano in Carfagnana, nel Mugello ecc., anche in Valle Roveto abbiamo esemplari di 3-4 mt. di diametro.
Estensione Territoriale in Italia e in Europa del Castagno
La diffusione del castagno è molto ampia, essa comprende tutto il bacino mediterraneo del Caucaso attraverso la Russia meridionale (Crimea e Ucraina), in Germania e in Inghilterra fino al Portogallo, interessando tutti i paesi d’Europa, raggiungendo il sud della Turchia, la Siria, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco e le Canarie. In Italia è diffuso sull’intero Paese. Secondo dati Istat abbiamo 275.000 ha. di bosco di castagno, di cui 209.000 ha. sono castagneti da frutto. La Regione più rappresentata è la Toscana; in Abruzzo i castagneti sono distribuiti alle sole provincie di L’Aquila e Teramo. Nella provincia di L’Aquila sono localizzati sui monti Simbruini comprendente la Valle Roveto, il Carseolano, Tagliacozzo e Sante Marie. La fascia altimetrica dove prospera è chiamata “ Castanetum “ ed è considerato tra i 300 e 1000 m. di altitudine.
Storia del Castagno
Queste straordinarie selve castanicole esistenti in Italia e in tutta l’Europa lo dobbiamo ai Romani, che accortisi delle enormi potenzialità della pianta, della grande capacità produttive, del valore alimentare dei suoi frutti e del rapido accrescimento, impiantarono, nel 1° secolo a.c., enormi estensioni di castagneti in tutto il continente. L’Italia divenne il principale centro della coltivazione del castagno, ricavandone anche legname per tavolate e palerie varie. Anche nell’era medioevale alcuni personaggi illustri si interessarono al castagno; tra cui il Re Longobardo Ròtari, il quale con l’Editto del 643, incluse fra gli alberi da proteggere il castagno. Carlo Magno dettò il “Capitularis de Villis” raccomandando l’impianto di nuove selve castanicole sulle proprietà reali. Inoltre nell’Alto
Medioevo, i monaci di vari monasteri contribuirono ad impiantare e ad innestare castgni da frutto anche in Abruzzo, con specie anche di altre Regioni. Ecco come si giustifica che la nostra castagna Roscetta è simile alla castagna di Marradi, di Castel del Rio e altre ancora. La somiglianza, comunque, è sola nella forma, ma non nel sapore in quanto la nostra Castagna Roscetta è innestata su castagni selvatici già esistenti in zona, acquisendo un sapore dolce dovuto al tipo di terreno asciutto, siliceo tufaceo presente in Valle Roveto. Nel XIX secolo le condizioni economiche di vita dei contadini continuano ad essere ancora molto precarie; la rivoluzione tecnologica e lenta e l’emigrazione va sempre aumentando, il popolo della montagna rimane sempre più solo. In questo contesto il castagno, per quando insidiato dai nemici taglia boschi e commercianti di legname, difende il suo primato di Re del Bosco montano e Albero del Pane. Laddove è possibile si sviluppa e si rafforza, mentre i suoi nemici si fanno sempre più pericolosi. Tra gli avversari ci sono anche le fabbriche che richiedono sempre più legname,
nonché l’industria del tannino che estrae il prodotto proprio dai tronchi del castagno maturato più che dai pali del bosco ceduo. Con tutto ciò il castagno rimane nel suo spazio e cerca di mantenere le sue posizioni. Grazie all’aiuto di piccoli e modesti coltivatori, rimasti attaccati ai valori delle proprie origini, è stato possibile tenere in vita questi straordinari boschi di castagno. Superando per diversi anni il discorso economico, questi contadini hanno continuato a dedicarsi con tutte le loro forze alla coltivazione del castagno; salvando esemplari secolari che oggi noi possiamo ammirare la maestosa bellezza. Il poeta Luigi Fenaroli descrive così l’albero di castagno: L’armonioso portamento e il potente sviluppo cupuliforme del castagno quando vive isolato, conferisce all’albero una inconfondibile impronta di maestosa bellezza che plasma e determina il paesaggio locale.
Terminologia tra Castagna e Marrone
Non esiste una caratterizzazione del tipo botanico che differenzia il marrone dalla castagna, la distinzione viene fatta in base a dei parametri di tipo merceologico. Tenendo conto della bibliografia italiana e delle tradizioni commerciali locali, si possono classificare così:
Marroni
Il marrone fiorentino raggruppa numerose varietà coltivate in diverse zone d’Italia, l’albero è di grande dimensioni, sempre innestato, coltivato con cura perchè molto esigente. E’ sensibile alle condizioni climatiche e del terreno, richiede pratica colturali frequenti e razionali. I frutti sono di grossa pezzatura (90-95 pezzi per Kg.). Forma ovoidale, di colore marrone o rossiccio, buccia solcata da striature verticali più scure. Sapore dolce, pellicola poco profonda si stacca con facilità.
Castagna
Appartengono a questo gruppo numerose varietà. E’ un albero di minore dimensione, quasi sempre spontaneo, non sempre coltivato. Frutti minori (120-150
per Kg.). Buccia solcata di colore scuro, forma piramidale o triangolare con pellicola che penetra in profondità nella carne, si distacca con difficoltà. Sapore scarso o quasi nullo. La nostra “Roscetta” è stata identificata dal Prof. Bellini dell’Accademia dei Georgofoli di Firenze come Marrone fiorentino in quanto ha le stesse caratteristiche morfologiche e organolettiche.
La Riproduzione del Castagno
Il castagno si moltiplica per seme, per innesto e per margotta da ceppaia. In genere con il seme si producono i castagni selvatici che vengono poi impiegati come portinnesto per le specie più pregiate.
Tipi di Innesti
Gli innesti possono essere a triangolo, a spacco laterale, a spacco radiale, a corona, a zufolo, a spacco inglese, a doppio spacco inglese, a scaglia o gemma dormiente. L’innesto a triangolo si effettua verso la fine d’inverno su selvatico di due o tre anni (poco usato nel castagno in quanto è soggetto a scosciatura a
causa dei venti o neve). A spacco laterale è il classico innesto che si usa più diffusamente nei frutteti in genere. A spacco radiale si effettua verso la fine d’inverno su selvatici di 4-5 cn. di diametro; ha un buon attecchimento ma è sconsigliabile perché è troppo esposto agli attacchi di cancro della corteccia. (Endothia parasitica). A corona si effettua in primavera alla ripresa vegetativa su selvatici di minimo 8 cm. di diametro; ha un ottimo attecchimento, se non coperto sufficientemente da mastici idonei, può essere anche questo attaccato dal cancro della corteccia; è soggetto a scosciatura o distacco a causa di venti. A zufolo, questo tipo di innesto è il più diffuso nella nostra zona, si effettua su piante giovani di pochi anni alla ripresa vegetativa; richiede una certa abilità pratica nell’esecuzione, le difficoltà sono quelle di reperire le marze dello stesso diametro del portinnesto e con taglio diagonale si accostano i due rami legandoli con nastro adesivo. Questo tipo di innesto ha una percentuale di attecchimento superiore al 90 %, è alla portata di tutti anche dei meno esperti. A doppio spacco inglese è simile al precedente ma con una linguetta al taglio diagonale per l’incastro; si effettua a fine inverno su piante di uno o due anni. A scaglia o gemma dormiente, questo tipo di innesto da la possibilità di eseguirlo per un lungo periodo che va dall’inizio di aprile alla fine di settembre. Possono essere usate marze di innesto prese al momento o conservate al frigorifero; si effettua su selvatici di pochi anni asportando una piccola porzione di corteccia e di legno con due tagli obliqui convergenti ricavando uno spazio per incastrare l’altra porzione di corteccia con gemma dormiente ricavata dalla marza di innesto.
Malattie del Castagno
Negli anni 60 il castagno della Valle Roveto viene colpito da devastanti parassiti fungini: Il mal dell’inchiostro (Phytophthora cambivora) è un fungo che ha causato la scomparsa di molte piante di castagno, specialmente quelle situate in zone umide, su terreni acquitrinosi. Ancora più letal
e è il cancro della corteccia (Endothia parasitica) ritenuta fino ad oggi la malattia che più ha colpito il castagno. Per nostra fortuna questo fungo (Endothia parasitica) è un cancro che attacca di più l’albero giovane con corteccia sottile e tenera. Per un periodo di tempo si credette che il castagno dovesse scomparire, ma spesso la natura sa difendersi da sola: infatti da pochi anni il cancro si è fermato, molti dei castagni attaccati non muoiono più. Che cosa è successo: Uno studioso francese ha scoperto che nella parte malata della pianta era subentrato un nuovo antagonista che ha bloccato la violenza del cancro cattivo. Infatti se osserviamo un castagneto, vedremo, su quasi tutte le piante dei manicotti neri con la corteccia più screpolata, quello è il cancro buono che inseritosi all’interno del cancro cattivo ne ha bloccato la crescita. Quindi in un bosco di castagno più cancri buoni esistono meno possibilità ha il cancro cattivo di propagarsi.
IL Cancro della Corteccia del Castagno
Qualsiasi tipo d’intervento da effettuarsi nei castagneti presuppone una conoscenza dettagliata della situazione fitosanitaria ai fini di una precisa valutazione degli scopi da perseguire e delle modalità da applicare.
Al riguardo i rilievi preliminari effettuati in alcuni cedui situati ad ALLUMIERE E TOLFA hanno permesso di localizzare, evidenziandone la virulenza, i castagneti colpiti dal «mal dell’inchiostro» e dimostrano che l’incidenza del cancro della corteccia è molto variabile infatti: in cinque aree si sono rilevati i valori minimi, mentre quelli massimi si sono verificati soltanto in una.
Sulla base dei dati raccolti è evidente la necessità di un’indagine fitosanitaria dettagliata che non dovrebbe incontrare difficoltà in quanto la maggioranza delle selve castanili è circoscritta nel territorio dei Comuni di Alumiere e Tolfa Un’iniziativa del genere permetterebbe l’elaborazione di un modello d’intervento, le cui indicazioni, necessarie verifiche, potrebbero essere altrove trasferite.
Nel caso di attacchi di "mal dell’inchiostro" il futuro delle piante è seriamente compromesso perché non esiste alcun mezzo di lotta efficace contro questa malattia quando si manifesta negli impianti. Pertanto gli unici interventi prospettabili per i castagneti da frutto sono quelli conservati vi e saranno adottate tutte quelle pratiche atte a limitare le infezioni e i danni.
Sono da eseguirsi: sconcamenti alla base degli alberi colpiti, nel caso di esemplari di pregio o in particolari condizioni, eliminazione dei ristagni d’acqua e soprattutto potature e capitozzature anche estese e da effettuarsi poco al disotto di quei rami che portano foglie normali per dimensioni e colore. la capitozzatura, stimolando l’apparato radicale a produrre nuovi elementi, ridona alle piante nuova e vigorosa vegetazione.
Se cedui castanili appaiono dati dalle infezioni della malattia, sarà consigliabile procedere al taglio raso o alla sostituzione di tali soprassuoli con altri resistenti o meglio immuni al "mal dell’inchiostro". Nei terreni infestati dalla malattia, previa messa a dimora di piante di varietà giapponesi, presumibilmente resistenti, non si potrà procedere a nuovi reimpianti di castagno prima che siano trascorsi almeno l0 anni. molto incoragianti invece sono le prospettive di lotta contro il cancro della corteccia.
Nei castagneti d’alto fusto, spesso innestati con varietà pregiate di «marroni» o su quelli che caratterizzano il paesaggio assolvendo così a funzioni turistico-ricreative possono essere effettuati tutti quegli interventi atti a migliorame lo stato vegetativo.
Presupposto fondamentale è che le piante siano in ripresa vegetativa e lo si può constatare dalla ricostituzione delle chiome, potarure e ripuliture delle branche e dei rami uccisi dal cancro, doppiamente quanto non solo si rinvigoriscono così le piante, ma anche si riduce il potenziale d’inoculo dei cancri più dannosi, impedendone la diffusione; Allo scopo è fondamentale che le ferite siano protette dalle nuove infezioni di C. parasitica. Sono disponibili in commercio mastici e prodotti efficaci, contenenti anticrittogamici o cicatrizzanti, ma purtroppo il loro costo è elevato e ciò ne limita fortemente l’uso.
Dai risultati ottenuti, incoraggianti possibilità di utilizzazione si delineano somministrando sulle superfici di taglio miscele
Occorre tener presente che tali tipi d’intervento hanno valore momentaneo in quanto gli alberi così risanati soggiacciono alle nuove infezioni della malattia. Prospettive piu concrete e durature sono offerte dai cancri «cicatrizzanti» che pur presenti nei castagneti permettono la sopravvivenza delle piante attaccate.
Gli isolati ipovirulenti di C. parasitica caratterizzano uno dei piu efficienti meccanismi di lotta biologica perché trasmettono mediante anastomosi l’ipovirulenza e cioè il ds-RNA che la determina, a quelli più pericolosi che vengono cosi convertiti in ipovirulenti e sono in grado di trasmettere a loro volta la ipovirulenza.
Fattore limitante è la
Ne consegue che i cancri cicatrizzanti dovranno essere presenti in quantità massiccia nei castagneti e soprattutto in quelli da frutto, nei cedui sia innestati con varietà pregiata di marroni che riconvertiti ad alto 
Le possibilità di salvaguardare gli impianti con i cancri cicatrizzanti appaiono molto realistiche e dovranno essere attuate altrimenti tutto il lavoro svolto sarà irrimediabilmente perduto per il diffondersi degli attacchi piu pericolosi.
Se le infezioni naturali cicatrizzanti appaiono limitate come quantità nei castagneti o addirittura assenti si dovrà procedere alle inoculazioni artificiali con isolati ipovirulenti selezionati, condizione fondamentale è la determinazione dei gruppi di compatibilità vegetati va verificabile in saggi di laboratorio e necessaria per quantificare la popolazione degli isolati virulenti insediatisi nel territorio.
La convertibilità degli isolati virulenti, afferenti ai gruppi di compatibilità vegetati va determinati, con quelli ipovirulenti ottenuti dovrà essere verificata in prove di laboratorio. Recenti ricerche hanno dimostrato l’efficacia di almeno quattro isolati ad ampio spettro di convertibilità. Sia per scopi curati vi che preventivi è auspicabile l’uso di tali miscele rispetto ai singoli isolati ipovirulenti per il fatto che esse si sono dimostrate attive anche .contro gli isolati virulenti di differente origine geografica.
La manualità delle inoculatzioni artificiali è stata notevolmente semplificata grazie alla disponibl tubetti spremibili contenenti gli isolati ipovirulenti. Circa la quantità delle inoculazioni da effettuare nei castagneti, Bisiach e altri riferiscono di aver ottenuto incoraggianti risultati inoculando in una fustaia e in un ceduo, di 21.000 mq ciascuno, rispettivamente l0 e 39 cancri. Grente e Sauret riferiscono di aver ottenuto l’insediamento dell’ipovirulenza nei castagneti inoculando con gli isolati ipovirulenti 400 cancri/Ha, ma è consigliabile aumentarne la quantità dato che i cancri cicatrizzanti originati da tali isolati, presentano scarse fruttificazioni picnidiche e di conseguenza una minor produzione
Le inoculazioni artificiali sia preventive che curative allo scopo di diffondere negli impianti, qualora risultasse assente, l’ipovirulenza, possono essere eseguite sia nei cedui che nei castagneti da frutto.
Sono preferibili i primi perché infettando i polloni delle ceppaie si
Al regresso della malattia che si sta verificando un pò dovunque in Italia, si contrappongono gli intensi attacchi del cancro sugli innesti e soprattutto sul punto d’inserzione
Anche gli isolati ipovirulenti di C. parasitica una volta insediatisi sul punto
Tutti i tipi
Una serie di rilievi ha messo in evidenza che l’ingresso del patogeno è favorito dagli ampi tagli e dalle ferite praticate sul soggetto durante l’esecuzione degli innesti.
Altro fattore predisponente è il rilascio di marze non attecchite sui soggetti ed è buona norma procedere 
Gli intensi attacchi di C. parasitica sui soggetti possono essere dovuti:
La protezione del punto d’innesto è auspicabile per impedire il contatto del parassita con l’ospite. mentre è prettamente precauzionale per gli innesti eseguiti nei vivai, diventa indispensabile nella riconversione dei cedui e nei castagneti da frutto tradizionali, quando si devono innestare non domestici o polloni di grosse dimensioni.
La difesa del punto d’innesto è stata realizzata con persistente efficacia impiegando mastici contenenti additivi biologici preparati presso il Centro di Firenze ma anche piu’ facilmente addoperando della catramina a pennello molto piu’ economica e molto efficace.
Mal dell’inchiostro
Tipica lesione sottocorticale "a fiamma" di colore scuro, che dal colletto si estende verso l'alto. Piante morenti, fusti disseccati, microfillia.
Ambienti dove la specie è più comune: Boschi puri, cedui o impianti da frutto. Presente in zone con possibili, anche brevi, ristagni di umidità.
Sintomi rilevabili a distanza: Clorosi, microfillia e filloptosi delle parti più alte della chioma. Disseccamenti di polloni, ceppaie o individui.
Sintomi rilevabili con un esame ravvicinato: Disseccamenti di foglie e rami. Microfillia, accartocciamento fogliare. Aborto dei frutti. Emissione di liquido nerastro alla base del fusto. Necrosi corticali, colorazione a fiamma della zona cambiale al colletto.
Periodo dell’anno in cui si rende visibile il danno: L’ingiallimento e la microfillia appaiono in primavera-estate i seccumi sono estivi.
Incidenza del mal dell’inchiostro e fattori climatici stagionali

Defogliazione di pianta di castagno colpita da Phytophthora cambivora
Nel corso di questa primavera dal clima incerto è aumentata la diffusione di alcuni microrganismi fitopatogeni delle piante arboree e forestali; in particolare si sono osservati frequentemente i sintomi dell’attacco di funghi agenti di malattie fogliari (è il caso dell’oidio sui platani in città) e di marciumi radicali come quelli da Phytophthora organismo che ha trovato nella primavera 2004, umida e fresca, le condizioni ottimali per svilupparsi. Per quanto riguarda il mal dell’inchiostro del castagno, si è notato che spesso piante estremamente indebolite dalla siccità dell’estate 2003 sono state attaccate dal patogeno,presentenel terreno in forma latente..jpg)
Necrosi sottocorticale da Phytophthora cambivora osservata in estate in piena attività vegetativa.
Nei castagneti del Pratomagno, dove P. cambivora (agente del mal dell’inchiostro), è presente e causa occasionalmente gravi danni, si è registrata un’intensificazione del fenomeno soprattutto a carico dei cedui. Si tratta di morie di 1-2 polloni per ceppaia, che causano un danno diffuso ma non ancora letale per l’intera pianta.
Manutenzione del Castagneto
Il lavoro di manutenzione del castagneto occupa gran parte di una stagione, perché dal castagno si ricava tutto il necessario che può servire per la famiglia e al casa contadina. Si incomincia appena dopo la raccolta, si tagliano i polloni nati sotto la parte innestata, perché selvatici; si tagliano i rami secchi e si esegue una potatura di ritorno tagliando i rami troppo sporgenti. Per tutta la primavera si fanno gli innesti per rimpiazzare i castagni mancanti. Gli innesti, come già accennato, possono essere eseguiti in tanti modi, bisogna scegliere quello che respinge di più la malattia del cancro della corteccia. In Valle Roveto una volta si usava solo l’innesto a zufolo, ma da poco tempo si usano anche gli innesti a corona, a triangolo, a spacco inglese semplice o doppio, a
occhietto. Questi ultimi sembra che hanno più forza a respingere la malattia del cancro. Il legname ricavato dai tagli dei castagni selvatici, pali paletti ecc. è sempre stato soggetto di tanti impieghi. Quello di uso più corrente sono le travi, travicelli, listelli, tavole, paletti per recinzioni, infine con il legno più raffinato si realizzano infissi e mobili. Una volta nella Valle Roveto c’erano artigiani che costruivano botti di vino, il torchio per la spremitura e tante altre lavorazioni che oggi non ci sono più. Oggi, comunque è presente un discreto numero di commercianti di legname, ci sono segherie, falegnamerie e cooperative per la trasformazione del prodotto castanicolo. In Valle Roveto abbiamo un’era castanicola pari a circa 500 ha, di questi appena 150 ha sono castagneti da frutto. La produzione si aggira da 15-20 q.li per ha. Attualmente è in corso una campagna promozionale per riportare i castagneti selvatici a castagneti da frutto. Il sottobosco, prima della raccolta delle castagne, deve essere pulito da tutte le felci, cespugli e ramaglie di ogni genere. Questa lavorazione oggi va eseguita con attrezzature meccaniche; i residui sono portati fuori del bosco, oppure prima accumulati e poi bruciati. Nel sottobosco di castagno crescono anche i funghi; sono funghi simbionti e parassiti. I funghi simbionti sono i migliori commestibili; tra i più conosciuti c’è il famoso Porcino (Boletus Reticulatus e Boletus Areus); l’Amanita cesarea detto Ovolo buono e il Cantharellus Cibarius detto Galletto. Bisogna fare in ogni modo molta attenzione, perché sotto il castagno cresce anche il fungo più velenoso chiamato Amanita phalloides, bastano pochi grammi per essere letale. I funghi parassiti sono quei funghi che attaccano l’albero vivente portandolo fino alla morte. Conosciamo l’Armillaria mellea detto chiodino o Famigliola buona; l’Hypholoma fasciculare, tossico; il Laetyporus sulphurerus; l’Omphalotus olearius tossico e tanti altri ancora. Non bisogna di
menticare che oltre ai funghi ci sono le fragole (Fragaria virdis); le more (Rubus fruticosus) ecc. E’ stato riconosciuto che la produzione di tutti questi frutti di sottobosco, comprese le castagne, contribuiscono ad un bilancio economico sostanziale per il produttore. Inoltre a primavera troviamo delle bellissime orchidee spontanee, come la Dactylorhiza maculata, l’Orchis purpurea, l’Orchis provincialis e tante altre. Tra i fiori spontanei troviamo il Cerastium arvense piccolo e grazioso fiorellino bianco, il Ranunculus e l’infestante Pteridium aquilinum la Felce aquilana che copre quasi tutto il sottobosco. Una raccomandazione per i cercatori di funghi è di non rovinare gli alberi, divertirsi a scortecciarli o a raccogliere frutti che non si conoscono per poi buttarli è un’azione spregevole e sconsiderata. E’ inevitabile quindi che un comportamento del genere può determinare un risentimento di ripulsione, da parte dei proprietari, verso quelle persone che non rispettano la natura e non apprezzano il sacrificio e il lavoro svolto.
Raccolta e Operazioni Successive
La raccolta
si inizia appena dopo l’alba, sfidando le avversità atmosferiche. Ricordo quando dovevamo correre verso il capanno di legno a ripararci, ma non dalla pioggia che non era un gran danno, ma dovevamo salvarci dai fulmini che scatenavano la loro potenza addosso agli alberi. Per raccogliere le castagna bisogna indossare un grembiule, detta parnanza, a forma di sacca dove vengono deposte le castagne raccolte; una volta piena la sacca viene svuotato in un cesto o sacco di juta da portare al magazzino. La fase della raccolta ha sempre avuto particolare rilievo nella castanicoltura rovetana, e per questo da sempre, durante il periodo della raccolta, entrano in vigore dei regolamenti molti precisi.
E’ vietato il pascolo all’interno dei boschi per tutto il periodo della raccolta;
E’ vietato attraversare il bosco con traini o altri mezzi meccanici;
E’ vietato andare in cerca di funghi;
E’ vietato a chiunque entrare nel bosco se non autorizzato dal proprietario.
La raccolta deve aver termine entro il 31 ottobre di ogni anno.
La raccolta in genere dura da 15-20 giorni. La regola importante per tutti i proprietari è che la raccolta deve finire entro il 31 ottobre, poiché il 1° novembre il bosco è aperto a tutti. Questa è una disposizione locale molto antica, il motivo principale di questa regola è dare la possibilità, anche ai non produttori di castagne, di raccoglierle, senza nessun compenso, una modesta quantità di castagne. Questa regola la conoscono molto bene i cit
tadini della vicina ciociaria, che puntualmente il 1° novembre giungono a centinaia a trascorrere una giornata all’aperto raccogliendo le castagne rimaste. Una volta per la raccolta si cercava la mano d’opera presso i paesi vicini non produttori di castagne. Le donne erano sempre più numerose degli uomini le quali durante la raccolta cantavano canzoni popolari. Oggi per la raccolta ogni proprietario produttore deve arrangiarsi da solo o al massimo con l’aiuto degli amici o parenti.
La Ricciaia
La ricciaia avviene quando forti temporali e bufere di vento fanno cadere i ricci ancora immaturi e bisogna rimediare al danno
subito. Si rastrellano tutti i ricci e si accumulano formando grossi cumoli ricoprendo tutto con foglie secche. Dopo un mese circa si scoperchiano i cumuli e si battono tutti i ricci per far uscire le castagne mature. Queste castagne si conservano per lungo tempo.
Commercializzazione
Oggi assistiamo ad un incremento di mercato in quanto prodotto ricercato. Il consumatore è disposto a pagare un prezzo elevato, pur di averlo. Negli ultimi anni la richiesta sui mercati è in continua crescita, anche perché c’è una riscoperta delle antiche tradizioni paesane di cui le castagne rappresentano un aspetto tipico. Sono tornate nelle trattorie, nei ristoranti, fino al punto di diventare un prodotto DOC o prodotto IGP come la nostra castagna “Roscetta” della Valle Roveto. Infatti con l’aiuto della Comunità Montana Valle Roveto, abbiamo costruito una associazione produttori di castagne ed è realizzato un logo per il marchio IGP della “Castagna Roscetta”.
Conservazione
Per conservare le castagne fino a primavera, il prodotto appena raccolto deve essere sottoposto a “cura” mediante immersione in acqua per 8-10 giorni allo scopo di rendere inoffensivi alcuni parassiti. Dopo la cura vengono fatte asciugare al sole o in appositi essiccatoi. Altro rimedio per la conservazione e la congelazione del prodotto fresco. Per quest’ultima operazione la castagna viene congelata intera se dovrà essere consumata cruda o solo bollita; oppure viene incisa se dovrà essere consumata arrostita.
Tradizioni e Curiosità
Le castagne, anche in Valle Roveto assumono grande importanza alle feste paesane, sagre e manifestazioni varie. Credo che valga la pena citarne alcune, dovute spesso all’iniziativa di tutti gli abitanti del luogo. Con queste sagre, si dimostra infatti, come la castagna riesce ad essere ancora protagonista e come la tradizione ad essa legata sia tuttora viva nel cuore della gente.
La prima sagra della Valle Roveto si festeggia la seconda domenica di ottobre e i paesi sono Canistro Superiore di cui lo svolgimenti della festa consiste nell’aperture di molte cantine situate nel paese, con varie pietanze di ogni tipo, e a Grancia di Morino, grazioso borgo all’interno della Riserva Zompo dello Schioppo, Viene chiamata la “Sagra della primizia” perchè sono le prime castagne cadute, i visitatori vengono accompagnati anche ad ammirare la bellissima cascata dello Schioppo di oltre 100 mt. di altezza.
La seconda festa viene organizzata la quarta domenica di ottobre a Civitella Roveto e viene chiamata “Lungo le Antiche Rue”. La festa consiste nell’apertura di molte cantine situate nella zona vecchia del paese, improvvisando cucine e mostre varie.
La terza festa viene organizzata l’ultima domenica di ottobre a Canistro Santa Croce con innumerevoli stende di ogni tipo.
Tutte le iniziative hanno lo stesso obiettivo: dimostrare come la castagna riesce a dare curiosità alle genti, e non solo, riesce ancora ad essere protagonista in cucina, nell’arte dolciaria e in molte ricette locali.
La Castagna nella Gastronomia della Valle Roveto
Antipasti e contorni:
- Crostini di pane con impasto di farina di castagne, noci e tartufo;
- Tartine con formaggio e pasta di roscetta.
Primi piatti:
- Tagliatelle, gnocchi e tortellini di farina di roscetta;
- Minestra d’autunno con la roscetta.
Secondi piatti:
- Prosciutto arrosto con castagne brasate;
- Spezzatino piccante di cinghiale con castagne;
- Costolette di cinghiale al cognac e roscetta.
Dessert:
- Panettone farcito con crema di castagne;
- Panzarotti ripieni di impasto di castagne;
- Roscette con mosto cotto;
- Roscette con miele;
- Roscette alla nonna Ida;
- Roscette al rhum;
- Roscette al cognac.
Dolci casalinghi:
- Torta di castagne;
- Frittelle di farina di castagne;
- Crema di roscetta di nonna Ida.
In ultimo le“caldearrosto alla restera”(Castagne arrostite in una padella bucata); le “ciuette” (Castagne sbucciate e poi lessate); “l’enfurnatelle” (Castagne al forno); i “vallani” (castagne lesse).
Conclusioni
In questa sommaria e modesta descrizione ho cercato di raccogliere delle notizie più rappresentative sul castagno: dalle origini, alla storia alle malattie e alle tradizioni locali. Voglio concludere sperando che tutte le persone che credono nel castagno non facciano marcia indietro, auguro a loro la volontà e la costanza per riportare i boschi come un tempo. E’ bello vedere che ogni anno che passa, questi castagneti sono sempre più puliti, vedere questi bellissimi esemplari di alberi secolari che ci portano il ricordo dei nostri antenati e chiederci: chi avrà piantato questo castagno, chi avrà eseguito questo innesto. Riflettiamo e facciamo in modo di impegnarci a consegnare ai posteri quello che i nostri antenati ci hanno lasciato. Ricordando sempre il poeta Luigi Fenaroli, mi è d’obbligo riportare una sua bellissima poesia dedicata anche al castagno:
“Preghiera della Foresta”
O uomo: Io sono il calore della tua stanza nelle fredde notti invernali.
E l’ombra protettrice dei dardeggianti raggi del solleone.
Io sono il tetto della tua casa e l’asse del tuo desco.
Io sono il tetto dove dormi e il legno delle tue navi.
Io sono il manico della tua zappa e la porta della tua capanna.
Io sono il legno della tua culla e della tua bara.
Io sono il pane della bontà e il fiore della bellezza.
Ascolta la mia preghiera: proteggimi e difendimi.




Valle Roveto