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Come nasce "La buona carne della Marsica"
Con il progetto di filiera "La Buona Carne della Marsica" il settore zootecnico locale ha iniziato un percorso virtuoso di ammodernamento e di crescita, sia qualitativa che quantitativa. |
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“La buona carne della Marsica” è il nome di un progetto nato da un’intuizione della Comunità Montana Marsica 1 che, dopo un’attenta analisi socio-economica condotta sul territorio, ha individuato nella produzione zootecnica di qualità un’opportunità per rilanciare il settore agroalimentare della Marsica. Il progetto, messo a punto dai tecnici dell’ARSSA, delle Comunità Montane della Marsica e del Gal Marsica, gode di due linee finanziarie: una ministeriale e l’altra comunitaria. Gli investimenti sono finalizzati al rilancio del settore zootecnico locale, attraverso l’aumento della qualità delle produzioni, il miglioramento delle condizioni di lavoro degli operatori e la salvaguardia dell’ambiente. L’obiettivo principale consiste nell’attivazione e lo sviluppo di una filiera per la produzione, promozione e commercializzazione di carne bovina di razza marchigiana, con marchio IGP “Vitellone bianco dell’Appennino centrale”. Il progetto coinvolge l’intero ciclo della produzione, della distribuzione e del consumo della carne: dai pascoli e dagli allevamenti sino alla tavola del ristorante e al banco della macelleria. Alla filiera aderiscono aziende di allevamento, macellerie e ristoranti, beneficiari di finanziamenti e cofinanziatori del progetto. Tutte le aziende sono convenzionate con la Comunità Montana Marsica 1, capofila del progetto, e associate al Consorzio di Tutela del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale; i capi bovini sono allevati secondo il disciplinare di produzione dell’Indicazione Geografica Protetta “Vitellone bianco dell’Appennino centrale” e, al termine della fase di ingrasso, sono avviati alla mattazione, presso un mattatoio autorizzato alla macellazione di capi IGP. La carne viene venduta solo nelle macellerie di filiera, che espongono al pubblico il certificato con i dati relativi al capo bovino e il codice della tracciabilità; quest’ultimo, inserito nel sito internet del CCBI, permette al consumatore di risalire all’origine dell’animale e di verificarne la provenienza. Per la valorizzazione dei tagli meno pregiati, che necessitano di tempi di cottura più lunghi e che normalmente riscuotono meno successo tra i consumatori, è stato predisposto un ricettario per la preparazione di piatti tipici regionali, con la collaborazione degli chef dei ristoranti aderenti alla filiera. I consumatori potranno così conoscere ricette alternative e più economiche alla classica bistecca, altrettanto saporite e ricche dal punto di vista nutrizionale, da preparare in casa propria o da gustare in uno dei ristoranti di filiera, che le propongono in un menu dedicato.
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