Agricoltura – Pastorizia – Allevamento del Bestiame

 

L'agricoltura è stata sempre fin dai primi tempi della sua storia, e lo è tuttora, l’occupazione principale degli abitanti di Valle Roveto. La ragione si spiega per l'assenza di industrie ed anche per la scarsa attività commerciale della valle. Dall'agricoltura, infatti, molti degli abitanti di Valle Roveto traggono i mezzi di sostentamento. Oggi però l'agricoltura è anche da noi in declino; attratti gli abitanti dal miraggio di guadagni più sicuri e più vistosi, lasciano i campi e vanno fuori dei nostri monti in cerca di lavoro più remu­nerativo e meno faticoso.

Non c'è dubbio che la posizione dei terreni coltivabili in Val­le Roveto, in gran parte sui colli e alle pendici dei monti, e perciò di difficile accesso, rende più dura la fatica. Non bisogna neppure dimenticare che buona parte del suolo è sassoso. Non è poi la terra coltivabile di Valle Roveto molto estesa, per­ché la regione è in gran parte montuosa: sono limitate le zone col­tivabili.

Per questo motivo sarebbero cedimenti razionali e razionali mente in periodi di siccità. Le zone coltivate sono le poche aree pianeggianti, o quasi pia­neggianti, e le colline che si levano fino agli 800 metri di altitudine, sia a destra che a sinistra del Liri. Su circa 24000 ettari di superficie territoriale ben 23835 ettari rappresentano la superficie agraria e la superficie forestale.

La proprietà è molto frazionata e i piccoli proprietari che la­vorano il loro appezzamento e spesso sono costretti a vivere con giornate lavorative, prestando il lavoro ad altre piccole aziende, so­no In maggioranza. Le proprietà che superavano fino ad alcuni anni fa 500 ettari di terreno si contavano a mala pena una per Comune in Valle Roveto. Circa il 70% della popolazione è dedita all'agricoltura; fra gli agricoltori alcuni coltivano le proprie terre, altri lavorano a gior­nata, e solo pochi sono i coloni: questi particolarmente a Canistro, a Morino e a Civita d'Antino.

Dei 23862 ettari di terreno coltivato in Valle Roveto la superficie di ettari 4556 è a seminativi semplici, di ettari 3969 a seminativi con piante legnose, di ettari 4127 a pascoli e prati, di ettari 623 a colture legnose specializzate, di ettari 9639 a boschi, infine di ettari 948 è a incolti produttivi. La coltivazione del frumento è la più diffusa, ma il terreno, an­che se non proprio fertilissimo, potrebbe rendere di più, se non fos­se sfruttato troppo per altre colture.

Il primato nella produzione del grano lo detiene Balsorano, anche perché l'altitudine del suo ter­ritorio è inferiore a quella degli altri Comuni del Mandamento. Anche il granturco vi si produce abbondantemente. Grano e granturco si avvicendano nei terreni di Valle Roveto, anche se la produzione del frumento non è sufficiente per il fabbisogno della nostra popolazione.

Abbondante è la produzione delle patate, che sono spesso se­minate assieme al granturco, anche a quota molto elevata. Non sono scarsi neppure i fagioli e le fave da semina e in minor quantità altri cereali, come veccia, ceci ecc... La vite è quasi coltivata in tutta la valle, ma non sopra i 700 metri. L'ulivo è coltivato molto nei Comuni di Balsorano e di S. Vin­cenzo Valleroveto, molto di meno nei Comuni di Morino, di Civita d'Antino e di Civitella Roveto, pochissimo nel Comune di Canistro.

La vite si coltiva sia a canne (la nostra comune vigna), sia a sostegno (con olmi o con aceri). Il vino non raggiunge mai da noi forte gradazione; l'olio è molto pregiato. Estesa è la coltura degli alberi da frutto; in Valle Roveto vi sono in gran quantità ciliegi, peri, meli, susini, peschi, noci, fichi. A Canistro e a Civitella Roveto si estendono vasti castagne ti ; le ca­stagne di questa zona sono ottime, le roscette, e molto ricercate. Se ne fa una grande esportazione. La maggioranza dei prati o serve al pascolo diretto del bestia­me o a dare il foraggio e alimentare il bestiame stesso.

I prati sono avvicendati con altre colture, e in essi predominano la lupinella e l'erba medica. Nelle zone pianeggianti, o quasi, il metodo di coltivazione si fa sempre più moderno; però nelle colline scoscese, dove i metodi di una coltura razionale non possono per ovvie difficoltà essere applicati, la tecnica dei campi è ancora primitiva. Lo stallatico rimane ancora un importante concime, ma i nostri contadini usano oggi anche i concimi chimici. L'aratro primitivo è ancora in uso in molti campi e la semina si fa ancora a mano.

Si miete in genere con la falciuola ricurva, ma la trebbiatura av­viene raramente con i metodi antichi, cioè con gli animali da tiro nelle aie. Anche in Valle Roveto funzionano da vario tempo le moderne trebbiatrici. Oltre che all'agricoltura, una parte degli abitanti di Valle Roveto attende alla pastorizia; i frutti di questa occupazione rappresentano un'altra modesta fonte di guadagno e di vita per la nostra regione.

La ragione della presenza di pastori in Valle Roveto è semplice: la valle è fiancheggiata da due catene altissime di monti, e la zona sia delle colline sia della montagna è ricca di pascoli, che può fornire copioso foraggio agli armenti ed ai greggi, e nello stesso tempo è ricca di sorgenti di cui si servono i pastori per abbeverare le loro bestie, anche a quote molto elevate. D'altra parte bisogna subito dire che la pastorizia in Valle Roveto è esercitata solo per i bisogni locali. Resta perciò una industria di casa, pur se sono squisite e tenerissime le ricotte e non meno squisiti i for­maggi pecorini dei paesi posti in alto, come quelli di Rendinara, di Meta, di Civita d'Antino e di Morrea.

Per quanto riguarda il bestiame, Valle Roveto ha fatto negli ul­timi anni un preoccupante regresso specialmente nell'allevamento degli ovini e dei caprini, in cui una volta aveva il primato Civitella Roveto; ma anche nell'allevamento dei bovini e degli equini abbiamo avuto nello stesso periodo un calo non indifferente in qualche paese della valle. Vi do i dati della consistenza zootecnica di alcuni anni prima della seconda guerra mondiale dei nostri Comuni, che poi ogni lettore potrà confrontare con i dati di fine-maggio del 1963.

Ecco le cifre di alcuni anni prima della seconda guerra mon­diale. Bovini: 340 capi a Balsorano, S3 a Canistro, 207 a Civita d'An­tino, 322 a Civitella Roveto, 21S a Morino, 397 a S. Vincenzo Valle­roveto; Cavalli: 37 capi a Balsorano, S a Canistro, 37 a Civita d'Antino, 19 a Civitella Roveto, 19 a Morino, 242 a S. Vincenzo Valleroveto; Asini: 195 a Balsorano, 55 a Canistro, 50 a Civita d'Antino, 244 a Civitella Roveto, 186 a Morino, 242 a S. Vincenzo Valleroveto; Muli e bardotti: 48 a Balsorano, 41 a Canistro, 29 a Civita d'An­tino, 20 a Civitella Roveto, 26 a Morino, 16 a S. Vincenzo Valle­roveto. Particolarmente ricca era la valle di ovini e caprini.

Infatti ri­sultavano di ovini e caprini, rispettivamente, 2519 e 1514 a Balso­rano, 289 e 134 a Canistro, 1395 e 394 a Civita d'Antino, 3113 e 617 a Civltella Roveto, 2235 e 627 a Morino, 2228 e 738 a S. Vincenzo Val­leroveto. Invece nel censimento ultimo della fine del mese di maggio del 1963 quale è la situazione del nostro patrimonio zootecnico? Ecco le cifre che parlano col crudo linguaggio della statistica! I bovini (compresi quelli da lavoro e quelli da latte) erano 621 a Balsorano, 52 a Canistro, 181 a Civita d'Antino, 141 a Civitella Ro­veto, 132 a Morino, 422 a S. Vincenzo Valleroveto.

I cavalli ammontavano a 7 per Balsorano, a 7 per Canistro, a 10 per Civitella Roveto, a 2 per Morino, a 31 per S. Vincenzo Valleroveto. Gli asini erano 268 per Balsorano, 47 per Canistro, 41 per Civita d'Antino, 108 per Civitella Roveto, 47 per Morino, 111 per S. Vin­cenzo Valleroveto. Si trovavano 60 muli e bardotti a Balsorano, 9 a Canistro, 26 a Civita d'Antino, 12 a Civitella Roveto, 35 a Morino, 27 a S. Vincenzo Valleroveto. E passo agli ovini e ai caprini. Gli ovini (fra pecore e agnelli) davano le seguenti cifre: 2046 capi a Balsorano, 138 a Canistro, 450 a Civita d'Antino, 910 a Ci­vitella Roveto, 655 a Morino, 1610 a S. Vincenzo Valleroveto. Di caprini (sempre fra capre e capretti) erano 1563 a Balsorano, 90 a Canistro, 328 a Civita d'Antino, 330 a Civitella Roveto, 339 a Morino, 753 a S. Vincenzo Valleroveto.

In Valle Roveto i muli e gli asini sono stati sempre più numero­si dei cavalli perché il terreno è molto accidentato; sono i primi quindi più adatti alle scomode stradicciole che portano in alto e ai viottoli sassosi che salgono ai campi di lavoro, situati in collina o addirittura alle falde dei monti. Dei bovini sono allevati più quelli da lavoro che quelli da latte; in genere la loro razza è la pugliese. Il rilevante numero di ovini e di caprini, anche se gli uni e gli altri sono oggi di molto diminuiti, è dovuto al fatto che pecore e capre possono sfruttare molti terreni in­colti senza danneggiare i campi coltivati. Le pecore allevate da noi sono le pagliarole, con lana molto corta.

Non sono in possesso dei dati precisi per quanto riguarda la consistenza dei suini allevati in Valle Roveto nel 1966. Però da in­chiesta fatta privatamente mi risulta che la consistenza di questo allevamento nel periodo più vicino a noi, confrontata con l'ante­guerra (1940-1945), non ha subito variazioni. Prima della seconda guerra mondiale la media dei suini allevati nella nostra valle era la seguente: 170 capi a Balsorano, 14 a Canistro, 110 a Civita d'Antino, 231 a Civitella Roveto, 146 a Morino e 83 a S. Vincenzo Valleroveto.

L'apicultura trova qua e là in Valle Roveto appassionati e com­petenti cultori. A Civitella Roveto specialmente si ricava dalla Dit­ta Cesarini Innocenzo un quantitativo abbastanza alto e molto ap­prezzato di ottimo miele, che viene anche esportato. La bontà del miele dipende soprattutto dalla vicinanza delle pendici dei monti, che le api possono raggiungere con facilità.

La suddetta Ditta pratica un'apicultura razionale. E la stessa cosa si può dire per la Ditta Filippo Mattei, con sede nel territorio di Civita d'Antino, ai confini col Comune di Civitella Roveto, lun­go la strada Nazionale 82. La Valle Roveto però potrebbe essere maggiormente produttiva di miele, perché abbondante è la sua flora nettarifera.  Ritorna all'indice  ( La Valle Roveto )