Il Nostro Secolo

 

La Valle Roveto trascinava grama la vita alla fine del secolo XIX e anche al principio del nostro. Poche le famiglie privilegiate nelle quali si accentravano le scarse ricchezze della sua terra. I con­tadini, i piccoli proprietari, i coloni non riuscirono mai. a procurare il necessario per sé e per la loro famiglia.

I pastori stessi, che abitava­no in primitive casupole alle pendici dei monti, vissero con le loro famiglie sempre ai margini della vita e i pochi artigiani che eserci­tavano da tempo un mestiere, tramandato di generazione in gene­razione, continuarono, come gli antenati, a stentare una esistenza, che non procurò loro mai un vero benessere, e permise soltanto di vivere alla meno peggio e trasmettere ai figli solo un'arte faticosa, avara di soddisfazioni.

Così tutti i paesi di Valle Roveto cominciarono a spopolarsi. Protesi alla ricerca di lavoro e di un benessere invano atteso da se­coli fra i propri monti, gruppi sempre più numerosi di nostri concit­tadini lasciarono la valle e tentarono la fortuna nelle due Ameri­che. Spesso famiglie intere si trasferirono al di là dell'oceano per non far più ritorno fra noi.

Qualche paese, come Civita d'Antino, vide in breve tempo addirittura dimezzata la sua popolazione.A qualcuno potrà sembrare esagerata la pagina che andiamo scrivendo; essa resta invece il racconto di una triste realtà. E neppure si dica che poteva anche essere taciuta la condizione di abbandono e di miseria alla quale fu costretta la nostra terra.

Lo storico ha l'ob­bligo di rivelare ai posteri la verità, non solo perché, facendo diver­samente, rischierebbe di tradire la sua missione, ma anche perché quelli, che vivono oggi nell'abbondanza e nella prosperità, stabilen­do un raffronto con quelle generazioni, non conoscerebbero i sacrifici e gli stenti che resero difficile l'esistenza dei padri.In quei tempi le condizioni di vita erano miserabili, il denaro poco circolava, difficilmente si riusciva a far fronte ai piccoli debiti contratti nell'estremo bisogno: di tale disagio e di questa miseria era sempre pronto a profittare chi è abituato a speculare sulla povera gen­te. Inoltre scarsa l'alimentazione, trascurata l'igiene, troppo vecchie e malsane le abitazioni.

Qualcuno di noi che ricorda appena appena come un sogno l'ini­zio di questo secolo, deve confessare sinceramente che una differenza abissale corre tra l'epoca dei padri e l'epoca che viviamo nel 1966. In un cinquantennio la società ha cambiato il volto completamente.Tale era dunque la situazione generale di Valle Roveto quando la mattina del 13 gennaio 1915, pochi minuti prima delle 8, una immane sciagura colpì la Marsica, la Valle Roveto e la Valle del Liri.

In pochi secondi un terremoto violento e distruttore seminò nei nostri paesi la rovina, la desolazione e la morte. Qualche paese fu raso al suolo, altri paesi ebbero danni ingenti, molte chiese crollaro­no e seppellirono sotto le macerie il sacerdote che celebrava e i fedeli che ascoltavano la Messa. Così avvenne a Meta e a Canistro.Circa 500 furono le vittime del terremoto del 1915.Gravissima fu la prova e ancora una volta Valle Roveto spe­rimentò la durezza della mal a sorte e le avverse potenze della natura.

L'opera di soccorso organizzata dallo Stato Italiano a favore dei sinistrati fu immediata ed efficace. Reparti dell'esercito coadiuvati dai sopravvissuti, che cercavano fra le macerie i loro cari, si trovavano già dopo poche ore dal disastro nelle nostre zone a scavare dalle rovine le persone sepolte, salvandone molte dalla morte.Non meno generosa fu la gara di solidarietà di tutta Italia in fa­vore delle zone terremotate: in uno slancio cristiano, patriottico e uma­no le città italiane diedero ancora una volta una prova luminosa che la sventura unisce e affratella tutti gli Italiani.

La nazione venne incontro a tutti i colpiti dal terremoto. Per alcuni mesi essa pensò a dare vesti e sostentamento alle popolazioni, rimaste senza mezzi e senza tetto. Vennero tende, furono distribuite coperte, arrivarono viveri per tutti i senza tetto. Provvisorie baracche di legno sorsero dappertutto, poi furono approvate leggi speciali che ripararono o ricostruirono a spese dello Stato le case danneggiate o distrutte.Intanto, pochi mesi dopo il terremoto, il 24 maggio del 1915, l'Italia entrava in guerra contro l'Austria per il ritorno alla madre patria di Trento e Trieste.

In quella guerra di redenzione 301 furono i caduti in guerra dei 6 Comuni di Valle Roveto. Nei capoluoghi e nelle frazioni lapidi o monumenti ricordano oggi i nomi di quei valorosi, morti per la patria.Subito dopo la fine della prima guerra mondiale ecco un'altra calamità, la febbre spagnola, che fece numerose vittime anche fra noi. Poi si riprese nella Valle Roveto il lavoro di sempre e la nostra terra accarezzò invano la speranza di un avvenire migliore.

Nel periodo che seguì la prima guerra mondiale qualche pro­gresso nella economia locale si ebbe e la continua emorragia dell'e­migrazione si arrestò alquanto, anche se non completamente; ma il tenore di vita della nostra popolazione rimase presso a poco quello di prima. I privilegiati sempre pochi. Gli altri, magari in numero più limitato, tentavano altrove la fortuna, come l'avevano tentata le due generazioni precedenti.Nei cieli di Europa intanto si andavano addensando fosche nubi minacciando la pace. Infatti, anche se preveduta da molti, scoppiò la seconda guerra mondiale, in precedenza più volte scongiurata all'ul­timo momento. Anche l'Italia fu coinvolta dopo circa un anno nel­l'immane conflitto.

E la Valle Roveto, che già sapeva gli stenti del razionamento e le paure del coprifuoco, divenne all'improvviso con la Campania, l'Abruzzo e il Lazio, teatro di guerra.Dopo 1'8 settembre 1943 e l'invasione della Sicilia e dell'Italia me­ridionale da parte dell'esercito anglo-americano, attraversarono in continuazione la Valle Roveto armi ed armati, mentre il suo cielo ve-niva solcato da stormi e stormi di apparecchi, i quali, anche se non si accanivano troppo contro gli abitati, sottoponevano spesso l'arteria principale della valle, la Nazione 82, per cui passavano molti dei ri­fornimenti delle truppe tedesche, a massicci bombardamenti.Tutti ricordano le sofferenze dei nostri paesi dal settembre 1943 al principio del giugno del 1944.

Valle Roveto diventò terra di nes­suno; occupata dalle truppe tedesche, non molto distante dal fronte di Cassino, fu dimenticata dal Governo responsabile, che si era rifor­mato in Alta Italia dopo gli avvenimenti del 25 luglio e dell'8 set­tembre 1943. Gli abitanti dei nostri paesi, abbandonati al loro de­stino, senza mezzi e senza grandi risorse, consumarono in breve le provviste, accumulate con difficoltà, trascorrendo quei mesi nella pau­ra e tra gravi disagi.Gli abitanti di fondo valle, specialmente negli ultimi giorni che precedettero il passaggio degli anglo-americani, si videro costretti dagli eventi che incalzavano ad abbandonare le case e a trovare nei paesi situati più in alto asilo e salvezza.

Quando si scatenò dal sud l'offensiva anglo-americana che portò alla rottura del fronte di Cassino, la nostra popolazione era giunta agli estremi di ogni resistenza: cominciava a mancare anche il puro necessario, mentre già da qualche mese difettavano carne, condimenti, sale, perfino i fiammiferi. Non era una rarità incontrare uomini e donne dal volto emaciato e patito, con i segni esterni della fame e della sofferenza.La liberazione della Valle Roveto, che aveva conosciuto i rigori di quell'inverno, gli stenti, le ristrettezze di tutti i beni di consumo, il terrore della rappresaglia tedesca, le paure notturne e diurne di eventuali improvvisi bombardamenti aerei, avvenne ai primi giorni del giugno del 1944.

Civitella Roveto fu occupata dalle truppe neo­zelandesi 1'8 giugno.Fino alla vigilia del passaggio dei vincitori, vissero nell'incer­tezza le popolazioni di Valle Roveto, nel timore di un improvviso sfollamento o di una prolungata resistenza dei tedeschi agli eserciti anglo-americani, che avanzavano vittoriosi verso il nord.Non è facile dare un quadro anche vago della valle in quei gior­ni e in quei mesi della occupazione tedesca. In tutti la volontà di so­pravvivere, in tutti il desiderio di avere più a lungo i mezzi di sus­sistenza, in tutti la speranza nella fine di una situazione, densa di pericoli e di minacce.

Spesso qualche irresponsabile, nell'intento di danneggiare le truppe occupanti, provocava da parte di queste contro cittadini in­nocenti rappresaglie e minacce.Per i casolari sparsi delle campagne si nascondevano dal set­tembre del 1943 prigionieri inglesi, che continuamente venivano ricercati e rastrellati dai soldati tedeschi; spie ardimentose si aggira­vano anche nella nostra valle col mandato di comunicare oltre il fronte la situazione interna o i movimenti militari; uomini e donne più intraprendenti, nella penuria generale di viveri e nella man­canza delle cose più indispensabili, si spingevano al di là dei confini della valle, per tornarvi poi con provviste e rendere meno disagiata la vita dei suoi abitanti, anche se veniva rivenduto tutto a prezzi proibitivi; avventurieri spesso passavano per i viottoli delle campagne, propalando notizie allarmanti o annunziando prossima la fine della guerra.

Quando ai primi giorni di giugno del 1944 ripassarono in riti­rata le truppe tedesche, dirette verso nuove linee di difesa, saltarono in aria durante la notte, già in precedenza minati, i ponti della fer­rovia Roccasecca-Avezzano e della Nazionale 82, che avevano as­sistito per mesi e mesi al passaggio di soldati e di carri armati.Numerosi furono in quei mesi i bombardamenti che avevano lo scopo di colpire soprattutto i carri, diretti dalle retrovie al fronte di Cassino; non si contarono i bombardamenti a tappeto sul tratto della strada Nazionale S.S. 82, che lungo il muraglione da Canistro porta a Capistrello, da parte dell'aviazione anglo-americana, nel tentativo di interrompere le comunicazioni e per conseguenza ri­tardare i rifornimenti alle truppe tedesche.La guerra con la sconfitta lasciò solo rovine, la desolazione e la miseria.

La popolazione così di Valle Roveto, ancora terrorizzata, rientrò nelle sue case, senza risorse e senza mezzi.Di questa miseria e di tanto bisogno profittavano gli specula­tori. Cominciava la borsa nera: una pagina antipatica nella storia no­stra recente. Ma era già una grossa fortuna averla fatta franca fra tanti pe­ricoli. Si riprese da. capo a costruire, a vivere liberamente, a sperare nell'avvenire. Veramente grandi passi ha fatto Valle Roveto negli anni che seguirono la guerra dopo il 1945 fino al 1966.

Oggi, ogni paese di Valle Roveto, anche il più piccolo, si presenta più accogliente, col volto rinnovato. Ma è sempre poco se ci paragoniamo con altre regioni più pro­gredite di noi. Una terra, che non ha avuto dalla sorte ricchezze di sottosuolo e fertilità di terreni, deve sfruttare ad ogni costo le sue bellezze na­turali (e sono tante in Valle Roveto!), deve trovare nel turismo il segreto di rinnovarsi, di migliorare le condizioni dei suoi abitanti.

Oggi intanto tutte le frazioni, anche le più piccole, di Valle Ro­veto si possono raggiungere con la macchina, perché esse sono state negli ultimi anni allacciate con i rispettivi capoluoghi da comode strade; alcune di queste sono anche asfaltate. Si sono aperte buone pensioni, specialmente a Civita d'Antino e a Civitella Roveto. Già molti i forestieri che passano le loro vacanze nei nostri paesi durante i mesi estivi.

Alberghi e ristoranti funzionano, con ottimo trattamento e con piena soddisfazione di tutti, a Balsorano, a Civita d'Antino, a Ci­vitella Roveto e a S. Vincenzo Valleroveto. Ma in genere dovunque si trovano posti accoglienti ed ospitali.Dopo quanto è stato detto, anche se con facilità, partendo dal­la Nazionale 82, che resta la principale arteria della nostra valle, si può raggiungere in pochi minuti qualunque località di Valle Ro­veto, tuttavia non bisogna dimenticare mai che i tempi avanzano e che la Valle Roveto ha bisogno ancora di altre vie di comunicazione, che l'avvicinino di più alla Marsica, alle province laziali e al Parco Nazionale d'Abruzzo.

È vero che oggi da Capistrello si può, attraverso la scalata della Serra S. Antonio, giungere con rapidità a Filettino (Frosinone) ed evitare un giro vizioso che ci allontana dalla zona di Fiuggi di mol­tissimi chilometri; però, la strada Capistrello-Filettino non valo­rizza completamente la nostra valle.Oggi diventa urgente per tutte le regioni una sviluppata e fitta rete di comunicazioni.

Essa si trasforma rapidamente in progresso e ricchezza: chi arriva prima in questo campo provvede con cer­tezza e meglio al suo avvenire.In zone alpestri dell'Italia settentrionale esistono paesi che vi­vono quasi esclusivamente col turismo. Divenute in breve tempo mete di forestieri e di villeggianti, quelle località hanno cambiato volto in pochi anni e i loro abitanti da quel movimento hanno tratto benefici senza fine.Ora nella nostra valle i luoghi non sono meno belli che altrove.

Da noi, in primavera e nei mesi estivi, la visione del verde è incom­parabile, le nostre piccole valli sono asili di quiete, le nostre colline diventano spettacoli superbi, i nostri boschi, specialmente i casta­gneti, sono un dolce richiamo. Sotto quelle piante dona la nostra valle a tutti riposo e salute.Le nostre sorgenti offrono acqua freschissima e leggera, e poi l'aria dei nostri paesi è balsamica e ognuno può scegliere l'altitudine che desidera: dai 400 ai 1000 metri.E le nostre montagne? Sono lassù a chiamare gli innamorati del­le vette in escursioni ardite ed indimenticabili.

Dal Viglio si do­mina il Lazio: da quella cima, in mattinate serene, si arriva con lo sguardo a scorgere la cupola di S. Pietro e il Mar Tirreno. Dalla cima di Pizzodeta si gode un panorama tra i più belli della regione. Da Monte Bello e dalle altre vette che seguono que­sto monte e che dominano i Comuni di Civita d'Antino e di S. Vin­cenzo si hanno davanti la vasta pianura del Fucino, tutta consacrata al lavoro, e la valle che porta a Collelongo e a Villavallelonga.

Dai monti che sovrastano Balsorano l'orizzonte si prolunga fino alle interminabili selve del Parco d'Abruzzo, fino ai più lon­tani monti della Valle di Comino e della Valle del Liri.Perché allora non si pensa ad un collegamento diretto fra Collepardo (Frosinone) e Morino? Quell'altipiano che si estende sui Monti Ernici è un vero incanto: si tratta di una zona vergine, che pochi sanno e nessuno ha mai pensato di far conoscere.

Lassù si inseguono balze stupende, boschi primitivi, piante secolari, avval­lamenti ricchi di vegetazione, fresche sorgenti di acqua, e poi di­stese a non finire di fiori selvatici, di erbe profumate, di campi di fragole. Ora, fino ad oggi, solo qualche viottolo per muli e per i pochi operai che attendono al taglio dei boschi o alle carbonaie!

Perché dunque non studiare questa possibilità di aprire per l'immenso altipiano una comoda strada che porti in pochi chilo­metri alla Valle Roveto una importante regione ove si trovano Fro­sinone, Alatri e Fiuggi? E perché non si pensa ad allacciare Meta con Campocatino? Valle Roveto, tanto povera e tanto dimenticata nel passato, non riguadagnerebbe d'improvviso il tempo perduto? Ai nostri giorni, in cui tutto si muove con dinamismo e con rapidità, non si vuol perdere un minuto e si cercano le strade più brevi e più celeri, e si visitano i luoghi ove è più facile l'accesso e più bello è il panorama che si incon­tra.Dall'altro versante perché non affrettare il congiungimento di Civita d'Antino con Collelongo, e di conseguenza della Valle Roveto con la Marsica e col Parco Nazionale d'Abruzzo?Con l'accresciuto sviluppo delle sue comunicazioni e dei suoi traffici, Valle Roveto diventerebbe una terra nuova, che la volontà te­nace della sua laboriosa popolazione potrebbe radicalmente trasfor­mare.

Sarebbe questo senza dubbio un mezzo per arrestare o almeno contenere in più modeste proporzioni il grave fenomeno dell'emi­grazione, divenuta una necessità per coloro che vanno giustamente alla ricerca di lavoro e di vita migliore. Ma una necessità inderogabile per l'avvenire di Valle Roveto è la creazione di una industria, che sorga dentro i confini del suo territorio e dia lavoro ai suoi figli, costretti finora ad abbandonare i nostri paesi e molte volte a non tornarvi più.

Una popolazione geniale ed operosa, che si contentò sempre di poco, non sempre considerata nel passato dalle autorità centrali, che ha partecipato con patriottismo alle guerre di liberazione e che con entusiasmo ha mandato i suoi figli alle guerre coloniali, dalle prime espansioni della fine del secolo scorso fino al conflitto italo-turco, fino a quello etiopico, la nostra popolazione dunque, ricca di attività e di ingegno, forte delle sue nobili tradizioni e fi­duciosa nel progresso che oggi saluta e fa sperare tutti i popoli della terra, aspetta convinta delle sue buone ragioni la sua ora, onde con­segnare la nostra Valle Roveto trasformata ai suoi figli, che non saranno più spinti dal bisogno a lasciarla.

Con questo augurio e con tali speranze i nostri spiriti si uni­scono agli spiriti dei padri, certi che quel sole, avvezzo da mil­lenni ad illuminare Valle Roveto, continui a rifulgere sopra una gente, la quale, mai doma, sulle sofferenze passate costruirà le for­tune del suo avvenire.     Ritorna all'indice  ( La Valle Roveto )