San Giovanni Valleroveto

 

Tardi ricorre il suo nome nei documenti. Con la località Colle Eretto (Collem Erectum), messa immediatamente dopo Valle Sorana (Balsorano), si alluderà forse nel Catalogo dei Baroni di Guglielmo il Normanno del 1173 a S. Giovanni Valleroveto? Nel secolo XIII, come già si è detto, parlando di Roccavivi, gli abitanti di Roccavivi, di S. Paolo e di S. Giovanni, per ordine imperiale, dovettero riparare Rocca de' Vivo, che nelle operazioni belliche di quelle epoche aveva riportato danni e distruzioni.

Non vi dovrebbero essere dubbi sulla ubicazione del S. Giovanni citato nel documento: infatti, località, abitata nelle vicinanze di Roccavivi e chiamata S. Giovanni, non ci risulta da altri documenti. Nel 1308, nell'elenco delle chiese di Valle Sorana (Balsorano), fra le altre, figura, come già si è scritto, una chiesa col titolo di S. Giovanni (S. Johannis). Non potrebbe essere, data la vicinanza del paese di S. Giovanni Valleroveto a Balsorano, proprio la chiesa chediede in seguito il nome anche al gruppo di case, costruite più tardi attorno ad essa? Nel 1358 il paese ci viene tramandato col nome di S. lohannes de Collibus.

Avrà preso il paese questa denominazione dai colli su cui si estendeva il suo territorio? Anche all'epoca del vescovo sorano Tamburelli (1638-1656) conservava quel nome. Ma vediamo cosa dice il documento del 26 maggio 1358. In una lettera scritta da Avignone da Papa Innocenzo VI veniva confermato il nuovo Abate di S. Giovanni de Collibus e della chiesa di S. Elia.

Ora, siccome l'Abbazia era in quel tempo una Collegiata, è da presumere che avesse fin da allora importanza anche il paese, che sorse su quei colli. E che si tratti appunto della chiesa di S. Giovanni Valleroveto, posta nella Bolla pontificia in diocesi di Sora, non c'è da dubitare minimamente; primo, perché con la Bolla si dava mandato agli arcipreti di Balsorano e di Morrea di dare la consegna dell'Abbazia al nuovo investito, e i paesi più importanti che confinavano allora con S. Giovanni erano soltanto Balsorano e Morrea;

secondo, perché nel documento si nomina anche la chiesa di S. Elia, la cui esistenza è provata dalla tradizione e da documenti esistenti nell'Archivio vescovile di Sora, come situata in territorio di S. Giovanni. Lassù, sui monti, ai confini con Collelongo, ancora oggi c'è il Fontanile di S. Elia. E dico di più: quando, il 18 ottobre, venne in visita pastorale il vescovo sorano Girolamo Giovannelli (1609-1632) a S. Giovanni Valleroveto, egli, nella relazione che ci ha tramandata, ci dice di aver trovato la chiesa di S. Elia già diroccata; crescevano dove appena appena si distinguevano le vestigia della chiesetta soltanto cinque faggi; affioravano i ruderi di tre casette a capo della chiesa ed altri faggi si levavano fra esse; il piccolo tempio, è sempre il vescovo che descrive, poteva esser lungo dodici passi e largo sei.

Il vescovo ordinò di innalzare sul luogo, dove un giorno sorse la chiesa di S. Elia, una croce, perché fosse venerata dai passanti e perché restasse perenne la memoria del tempio, che ebbe certo una storia, a noi purtroppo, come tante altre cose belle, non pervenuta per colpa del tempo che distrugge e degli uomini che dimenticano e diventano ingrati con le persone e i luoghi che li hanno preceduto. S. Giovanni, come S. Vincenzo e Castronovo, fu fino al secolo XVIII considerato Casale di Morrea.

Fu dapprima sotto i conti di Albe e i conti di Celano, poi passò sotto la dominazione dei Piccolomini, baroni di Balsorano. Divenne in seguito anche Università o Comune. A «voti segreti», annualmente per amministratori del paese venivano eletti 2 sindaci. Se Colle Eretto risponde all'attuale S. Giovanni, gli abitanti di Balsorano e di S. Giovanni erano complessivamente 500 nel 1173. S. Giovanni aveva 358 abitanti nel 1617, 224 nel 1663, 429 nel 1703, 594 nel 1806, 777 nel 1838;

erano 225 a S. Giovanni Vecchio e 160 a S. Giovanni Nuovo nel 1931.Dopo il 1806 il Comune di S. Giovanni Valleroveto fu unito con Roccavivi e Rendinara al Comune centrale di Balsorano. Dal 1816 ad oggi fa parte del Comune di S. Vincenzo Valle-roveto. Il Catasto di S. Giovanni risale al 30 giugno 1754. Il nome del paese, da quanto son venuto dicendo, deriva dal titolare della sua parrocchia:

lo stemma portava infatti nel centro l'effigie di S. Giovanni Evangelista, che scrive il suo Vangelo e guarda al cielo per ispirarsi con sguardo luminoso. Attorno allo stemma si leggeva San Giovanni. Lo stemma l'ho rilevato dalla Sezione Amministrativa dell'Archivio di Stato di Napoli, nel Catasto Onciario, n. 3055, dell'anno 1754.

Soltanto dalla fine del secolo XIX il paese cominciò a chiamarsi S. Giovanni Valleroveto. Dopo il terremoto del 1915, il paese, che rimase molto danneggiato, si divise in due. Alcune famiglie continuarono a vivere lassù, mentre altre scesero al piano, ove sorse, a sinistra della Nazionale 82, venendo da Avezzano, il nuovo S. Giovanni.

Al Km. 38+800 della Nazionale sta il bivio che porta alla piccola borgata. Ma anche per essa è avvenuto lo stesso fenomeno, già riscontrato in tutti i paesi, che in Valle Roveto si spostarono in basso a causa del terremoto. Gli abitanti del nuovo paese tornano a trovare i parenti che hanno lasciati nel vecchio, il 27 settembre di ogni anno, quando da Sora, da Valle Roveto e anche da qualche paese più lontano molti pellegrini salgono al tempio di S. Giovanni per venerare il sacro corpo di S. Deodato. S. Giovanni Vecchio comunica ora per mezzo di una strada carrozzabile con la Nazionale 82, lunga un chilometro e mezzo, ma è collegata anche con S. Vincenzo Vecchio con una strada di circa 1 chilometro.

Si trova S. Giovanni Valleroveto Vecchio a m. 519 sul livello del mare, mentre il nuovo paese è appena a m. 360. S. Giovanni Valleroveto ebbe 6 morti al terremoto del 1915 e 8 caduti nella prima guerra mondiale, 4 nella seconda, oltre a 2 civili. Nell'ultimo censimento del 1961 risultarono 192 abitanti a S. Giovanni Vecchio e 166 a S. Giovanni Nuovo.

Nel censimento di dieci anni prima, cioè del 1951, il primo aveva 259 abitanti e il secondo 198. A S. Giovanni la popolazione attende in gran parte ai campi: i prodotti principali del suolo sono grano, vino ed olio. Particolarmente abbondante è la produzione di quest'ultimo. Anche a S. Giovanni Nuovo, come nel capoluogo (S. Vincenzo), ma in meno vasta scala e solo per forniture richieste da città e località italiane, è sviluppata la lavorazione del vimine. Per la macinazione delle olive esiste a S. Giovanni più dì un frantoio: due elettrici al nuovo paese, sviluppatosi dopo il 1915 nei pressi della Nazionale 82, uno elettrico e due a trazione animale nel vecchio paese.    Ritorna all'indice  ( Comuni )


San Giovanni Valleroveto. Lo stemma presenta l'effigie di S. Giovanni Evangelista, che scrive il suo Vangelo, come risulta dalla Sezione Amministrativa dell'Archivio di Stato di Napoli, del Catasto Onciario, n. 3055, dell'anno 1754.