San Lidano Abate


San Lidano Abate


San Lidano di Avella

Nacque in Civita nel 1026. Ancora oggi una vecchia casa semicadente fatta di pietrelle e con grandi archi, viene indicata e ritenuta per tradizione come la casa del Santo.

Si legge nel «Cat. Sanctorum» di Phil. Ferrius Alex. che il monaco si stabilì nelle selve ch'eran presso la città di Sezze.

Lidano, oblato nell'ordine benedettino fin dai sette anni, mortigli i genitori, vendette il suo ricco patrimonio a tal Rinaldo d'Antena (lo stesso, già da noi citato, che nel 1090 donò a Monte Cassino le chiese di S. Pietro in Morino e di S. Lucia in Rendinara) e riserbò parte del ricavato per la costruzione di un monastero in luogo sereno.

Erano tempi rissosi, e dopo la riforma benedettina di Cluny, ci fu un risveglio dell'attività cenobitica. La vita monastica diventava difficile, e non poteva, certo, collimare con le regole istituite da Benedetto da Norcia. Montecassino, ad esempio, fu violato da Gandolfo principe di Capua, nel 1026; ed i Conti di Aquino, poi, tennero il monastero fino al 1038.

Ecco perché i padri si allontanavano dai grandi monasteri e andavano alla ricerca di luoghi nascosti e magari aspri, di luoghi, insomma, poco accoglienti che dovevano sconsigliare le avventure di conquista.

Scrive il Cerroni nella sua «Vita di S. Lidano':

«Scelse (S. Lidano) un sito nel campo inferiore della città di Sezze che volgarmente, anche ai giorni nostri, chiamasi "Ai Tre Archi", per i quali passava l'antica via Setina, mezzo miglio in circa stante dalle falde e radici del Monte Antoniano, quasi quattro miglia lontano dalla città di Sezze >>.

Lidano dedicò la chiesa del suo monastero a ta Cecilia, perché così s'era chiamata sua Nel 1046 il Vescovo Pallidio strinse il contratto vendita con Lidano che diveniva possessore di «mensuras terrarum positas in dicto territorio Putridae juxta viam Belli Hominis».

E allora? Allora l'angelico pioniere Lidano si te a bonificare l'orrida palude. Dapprima fu to un collettore chiamato «La Cavata» nel quale ciavano canali secondari dai nomi poetici ed «Canale S. Mariae», «Canale e Rupe», «Canale nidum».

Aprì poi Lidano un altro canale che prese il «De Rupe Rubra», il quale smaltiva le acque pantanose della zona «Trium Pontium». Così la zona monastero venne prosciugata, e sorgevano le di Santa Maria Trium Pontium e quella di S. Cecilia.

Per la costruzione del monastero occorse un lavoro. Allacciate le acque sotterranee e con verso il collettore, si gettarono le fondamenta su cui si impostarono potenti archi. In tal modo la costruzione veniva ad essere sopraelevata sul suolo infido. E. queste furono le «Alture» di S. Cecilia e di Trium Pontium.    

Bonificata la terra, i commerci si intensificarono ed i contadini si misero a lavorare il suolo redento. La fatica di Lidano durò 72 anni, ma portò come premio la fede in Dio, l'amore alla terra, la pietà, la bontà.        

Nel 1118, a 92 anni, Lidano chiuse gli occhi; e mai morte dovette essere più serena e dolce.      

Pochi ruderi rimangono oggi del monastero che fu testimone di lotte sanguinose. Ma un monumento rimane: il ricordo dell'opera del Santo pioniere, opera che allora dovè essere tremenda, nella mefitica pianura, tra acque e febbri, sotto il sole feroce.    

Un tempo, chi capitava a Sezze e diceva d'essere concittadino di Lidano, era ospitato e nutrito. Questo dice come, attraverso i secoli, il ricordo dell'opera del Santo viveva e germogliava.    

Ha germogliato per otto secoli prima di dare il frutto meraviglioso: la bonifica delle Paludi Pontine realizzata nel 1930.   Ritorna all'indice  ( Personaggi )